Buche nelle strade, la bacchetta magica e l'Expo

segue dalla prima pagina Compito non solo di chi partecipa alla competizione elettorale ma di tutti i cittadini è individuare, già da ora, l'orizzonte di questo confronto. Le buche delle strade ci sono, e indubbiamente sono pericolose e vanno colmate, ma possono diventare l'argomento centrale del confronto politico? Forse non possono esserlo neppure altre gravissime voragini. Quelle che si sono aperte nella direzione dell'Asm pavese, per esempio. In attesa che la giustizia faccia il suo corso, gli accusati, in nome della presunzione di innocenza, non sono colpevoli. Però è lecito chiedersi a quale bacchetta magica si sia affidato il Mezzabarba per scegliere in ruoli rilevantissimi – prima all'urbanistica, ora nella gestione della principale municipalizzata – persone poi finite nel mirino dei giudici. Ma la politica, e la discussione su Pavia e il suo territorio, non si possono ridurre a questo. La politica è mettersi al timone e, superato il passato, andare verso un futuro che è già qui. Ad esempio: all'Expo 2015 mancano 459 giorni. Un tempo sufficiente per completare le strutture del sito espositivo, articolato sui due assi fondamentali, il cardo e il decumano, che ospiteranno i padiglioni dell'Italia e dei Paesi partecipanti. Dovrebbe arrivare in porto anche il progetto "le Vie d'Acqua", che allaccia e rimodella i collegamenti navigabili tra Naviglio Grande, Darsena milanese e canale Villoresi a ridosso della parte occidentale della metropoli. Accelerano anche i lavori milanesi della linea blu della Metro che punta all'aeroporto Forlanini. Vanno così forte che l'altro giorno il quartiere attraversato dal cantiere si è imbiancato: non di neve ma delle polvere sottili derivanti da una lavorazione condotta in regime di emergenza. Davanti a questa urgenza che sta contagiando la vicina metropoli, Pavia, sulla soglia delle elezioni, e la sua provincia, non possono girare le spalle, perché anche questo è l'orizzonte che ci aspetta. Pensare, a questo punto, che in vista dell'Expo 2015 Pavia e il suo territorio possano puntare ancora a qualche significativa realizzazione infrastrutturale è irrealistico. Qualcuno può ritenere che si sia persa un'occasione. Forse è davvero così: il progetto "Le vie d'Acqua" non coinvolge in modo significativo quelle terre di campi e canali che, indiscutibilmente, sono il Pavese e la Lomellina. Una sfida perduta? Forse, ma piangersi addosso non serve. Semmai bisogna cercare l'opportunità che sta nascosta nell'occasione perduta. L'opportunità, dopo tutto, non è affatto irrilevante, anzi forse sta più al passo dei tempi che spargere altro cemento su un territorio che negli ultimi anni ne ha già avuto un'abbondante razione. Visto che l'Expo per fortuna non dovrebbe lasciare - a suon di chilometrate di asfalto e vagonate di cemento mattoni - il suo segno su Pavia, bisogna che sia Pavia a lasciare il suo segno - limitato ma di qualità, realistico ma immateriale perché fatto di idee, ricerca scientifica, cultura e comunicazione, tradizione e accoglienza - sull'Expo del 2015. Un segno immateriale vuol dire puntare – e i tempi sono strettissimi ma possibili – su eventi scientifici e appuntamenti culturali e turistici di richiamo, attraverso i quali la ricerca (che investe i temi del nutrire e del coltivare) e la riflessione culturale, storica e ambientale (radicata in una tradizione agro-alimentare plurisecolare e in una civiltà contadina ancora vitale e al passo coi tempi) possano farsi sentire. L'obiettivo deve essere raggiungere con questo segno immateriale di qualità di Pavia, della sua università e dei suoi territori, parte dei milioni di visitatori che giungeranno a Milano. Immateriale non significa abborracciato, effimero o provvisorio. Vuol dire invece proposte di qualità calibrate sulla vocazione scelta dalla città come sua connotazione futura. Vocazione e connotazione che dovrebbero essere al centro anche del confronto elettorale. Perché quel cardo e decumano, simbolo di tradizioni antiche e radici culturali profonde, su cui sta nascendo il sito dell'Expo, Pavia visto un pochino lo conosce. Ci è stata costruita sopra e ci convive da un duemila anni, anno più, anno meno.