Kiev nel caos, cinque morti negli scontri

ROMA Nell'Ucraina che non è riuscita a diventare Europa, le strade di Kiev si sono trasformate in un inferno, avvolte dal fumo dei copertoni bruciati e dall'eco delle esplosioni di molotov e lacrimogeni. Cinque persone sono morte (due secondo le autorità) e oltre 300 sono rimaste ferite, secondo l'opposizione, nei violenti scontri scoppiati per il terzo giorno consecutivo tra i manifestanti antigovernativi e gli uomini delle unità speciali Berkut in assetto antisommossa. Quattro delle vittime sarebbero state uccise da colpi d'arma da fuoco, mentre un quinto giovane è caduto da un pilone dello stadio. Teatro delle violenze, che hanno sollevato le proteste di Stati Uniti e Unione europea, è stata la centrale via Grushevski, che conduce al Parlamento, dove secondo gli analisti, a confrontarsi con le teste di cuoio non sono stati i pacifici manifestanti europeisti, ma soprattutto le frange estremistiche del movimento nazionalista "Right sector". La nuova guerriglia è scoppiata nel giorno in cui sono entrate in vigore le leggi che limitano il diritto a manifestare, con forti restrizioni per i raduni e pene severe per chi prende parte a iniziative non autorizzate, norme che, accusa l'opposizione, sono un tentativo di mettere il bavaglio a chi dal 24 novembre contesta la decisione del presidente Viktor Yanukovich di non firmare l'accordo di associazione con la Ue, con il riavvicinamento alla Russia. «Ci hanno sparato addosso» hanno raccontato i testimoni, mentre sul terreno sono stati trovati alcuni bossoli. Il ministero dell'Interno ha escluso possano essere state usate armi da fuoco, negando responsabilità della polizia, ma la Procura generale ha confermato che due manifestanti sono rimasti uccisi da colpi di pistola. Davanti a un Paese che precipita nel caos, Yanukovich ha invitato i cittadini «a non farsi influenzare dagli appelli delle forze politiche radicali: non è ancora tardi per fermarsi e risolvere il conflitto in modo pacifico». Ma l'incontro con i tre leader dell'opposizione, Arseni Iatseniuk, del partito di Yulia Timoshenko "Patria", l'ex pugile e leader di Udar, Vitali Klitschko, e il leader ultranazionalista Oleg Tiaghnibok, si è concluso con un nulla di fatto e con un ultimatum dell'opposizione: se il presidente non «farà delle concessioni», i manifestanti oggi «passeranno all'offensiva», ha detto Klitschko, parlando ai dimostranti in piazza Maidan. La Ue ha chiesto «la cessazione immediata delle violenze». Il presidente Josè Manuel Barroso, «scioccato» dalla morte dei manifestanti, non ha escluso «conseguenze politiche in termini di rapporti con l'Ucraina. La situazione è peggiorata – ha detto – è responsabilità del governo risolvere la crisi avviando un dialogo con la società civile». L'ambasciata americana a Kiev intanto ha revocato i visti d'ingresso negli Usa a numerosi esponenti delle autorità ucraine «in risposta alle azioni intraprese nei confronti dei dimostranti a novembre e dicembre».(m.r.t.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA