Le carte di Snowden confermano: spiata l'ambasciata italiana

di Fabio Chiusi wROMA L'Italia è pienamente coinvolta nel Datagate, lo scandalo della sorveglianza di massa della National Security Agency statunitense rivelato dall'ex analista dell'intelligence, Edward Snowden. A confermarlo sono i documenti top secret pubblicati dall'Espresso, e forniti in esclusiva per l'Italia dallo stesso Snowden. Contrariamente a quanto affermato dal presidente del Consiglio, Enrico Letta, durante la recente informativa al Parlamento («non risultano compromissioni della sicurezza delle comunicazioni»), l'ambasciata italiana a Washington è stata effettivamente spiata dagli agenti Usa, come il "Guardian" del resto aveva scritto già lo scorso 30 giugno. L'Espresso, citando un file risalente a settembre 2010, aggiunge i dettagli delle due operazioni di spionaggio condotte dall'Nsa, nomi in codice "Bruneau" e "Hemlock": con la prima, gli agenti erano in grado di «succhiare tutte le informazioni» contenute nei computer dell'ambasciata, «duplicando gli hard disk»; con la seconda, aveva «accesso alle comunicazioni attraverso sistemi impiantati all'interno degli uffici» della nostra rappresentanza. Entrambe sarebbero state sospese tre anni fa. Confermata anche la raccolta di circa 46 milioni di metadati sulle conversazioni telefoniche nel nostro Paese, in grado di rivelare chiamante e chiamato, durata e localizzazione della chiamata. Del resto, solo pochi giorni fa il "Washington Post" ha pubblicato una dettagliata inchiesta, basata anche sul materiale della fonte riparata in Russia, che afferma come ancora oggi l'Nsa raccolga cinque miliardi di dati sulla geolocalizzazione di utenze mobili in tutto il mondo. Secondo l'Espresso, poi, l'unità "Special Collection Service" – la stessa che intercettava uno dei cellulari di Angela Merkel – sempre fino al 2010 ha operato a Roma con agenti sotto copertura e a Milano «in modo totalmente automatizzato», fornendo «molta intelligence in presa diretta sulle comunicazioni della leadership». Ossia, sui vertici delle nostre istituzioni. Gli stessi che Letta, di fronte al Parlamento, ha garantito essere immuni dalla sorveglianza Nsa. Ma le questioni sollevate dai documenti di Snowden non restano tutte irrisolte solo in Italia: il Datagate, infatti, prosegue. Anzi, è solo all'inizio se come ha detto il direttore del "Guardian", Alan Rusbridger, in una audizione alla Commissione per gli Affari Interni della Camera dei Comuni britannica, è stato pubblicato attualmente solo l'1% del materiale prelevato dall'ex contractor della Cia. Rispetto allo scoppio dello scandalo, a giugno, le pubblicazioni si sono arricchite di una forte componente locale. Così grazie all'olandese "Nrc Handelsblad" si è scoperto che l'Nsa «ha infettato oltre 50mila reti informatiche nel mondo con software malevoli», in gergo "malware", «progettati per rubare dati sensibili»; tramite Sveriges Television che i servizi svedesi hanno spiato politici di alto rango russi per conto degli agenti Usa e, secondo Fairfax Media, che la principale azienda di telecomunicazioni australiana, Telstra, «ha installato sistemi di sorveglianza estremamente sofisticati» per registrare «chiamate, sms, messaggi sui social media e metadati delle comunicazioni via internet di milioni di australiani» e trasmetterli all'Nsa. Aperta anche la questione del futuro della governance globale della rete dopo che si è scoperta l'estensione dei programmi di sorveglianza degli Usa e dei suoi alleati (Gran Bretagna, Canada, Nuova Zelanda e appunto Australia), ossia dei cosiddetti "Cinque Occhi". Dopo che il Comitato per i Diritti umani delle Nazioni Unite ha adottato all'unanimità una prima risoluzione, che l'Assemblea Generale dovrà votare nei prossimi giorni, per ribadire che la sicurezza nazionale non può e non deve annullare la privacy dei cittadini, è il Parlamento Europeo a chiedere a Snowden di rendersi disponibile alle sue richieste di chiarimenti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA