Berlusconi all'attacco del Quirinale

di Gabriele Rizzardi wROMA Ancora un attacco alla politica e alle istituzioni, colpevoli di aver reso possibile la sua decadenza da senatore. Nel giorno in cui Giorgio Napolitano convoca Enrico Letta al Quirinale per discutere di legge elettorale e del programma sul quale il premier chiederà la fiducia e la Consulta chiude la querelle sugli "onorevoli abusivi" spiegando che il Parlamento «può sempre legiferare», Silvio Berlusconi torna a parlare della sua cacciata da Palazzo Madama. E lo fa con una lettera-sfogo inviata ai parlamentari di Forza Italia. «L'intreccio fra logiche politiche della sinistra e strumenti giudiziari sta mettendo seriamente in pericolo il concetto stesso di libertà, democrazia, stato di diritto». Poi, parte l'affondo: «A questo disegno, dispiace dirlo, non sono estranei i più alti organi di garanzia delle nostre istituzioni». Il Cavaliere ce l'ha con la Corte costituzionale che costringe il Parlamento a fare una nuova legge elettorale? Con il presidente della Repubblica che non vuole concedergli la grazia "motu proprio"? Con il presidente del Senato che non ha preso neppure in considerazione la richiesta di rinviare il voto sulla decadenza? Probabilmente, di "colpevole" non ce n'è uno solo. Quel che è certo è che Berlusconi è furioso e vuole dai suoi parlamentari il massimo impegno per ottenere un improbabile voto anticipato: «Il vostro impegno deve essere attivo e quotidiano... anche in vista delle elezioni europee e di possibili elezioni politiche nei prossimi mesi». Il nuovo attacco del Cavaliere è accompagnato dalle quotidiane dichiarazioni di Brunetta contro i «148 parlamentari abusivi del Pd» e dall'annuncio di Daniela Santanché, che fa immaginare una sorta di "convergenza movimentista" tra il M5S e Forza Italia: «A titolo personale sono disposta a votare l'impeachment che presenteranno i grillini. In Italia c'è stato un colpo di Stato. Napolitano si dimetta». Si dovranno dimettere anche i parlamentari del Pd? Con una nota, la Corte costituzionale dice stop a illazioni e interpretazioni e ricorda che gli effetti della sentenza che ha bocciato il Porcellum «decorrono dalla sua pubblicazione (nelle prossime settimane) e che il Parlamento può sempre approvare nuove leggi». Che vuol dire: il Parlamento è pienamente legittimato a legiferare. Quanto alla sentenza, deposito e pubblicazione si avranno nelle prossime settimane e quindi ci vorrà del tempo per conoscere le motivazioni che hanno impallinato il Porcellum. Stufo dei retroscena e delle interpretazioni, il presidente della Corte costituzionale, Gaetano Silvestri, scende in campo con una nota di sette righe: «La Consulta parla solo attraverso i propri atti collegiali e le dichiarazioni ufficiali del presidente...». Il Porcellum sarà sostituito da una legge maggioritaria? Per ora i partiti sono ancora lontani da un accordo ma il governo, in vista del voto di fiducia che ci sarà mercoledì prossimo, ha in cantiere due disegni di legge: uno costituzionale per far diventare il nostro un sistema monocamerale (con annessa riduzione dei parlamentari) e un altro ordinario, per introdurre un nuovo meccanismo elettorale per la Camera. «L'unico meccanismo che porta governabilità è il doppio turno. Di collegio o di coalizione è da definire» spiega con un'intervista al Messaggero il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini. ©RIPRODUZIONE RISERVATA