Maltempo, trovati due morti

L'Etna torna a ruggire e dà spettacolo. Lo fa a quasi sei mesi dall'ultima attività-lampo, registrata il 27 aprile scorso. Facendosi questa volta sentire e notare di più. L'eruzione è stata particolarmente spettacolare, osservabile da lontano: da Taormina, Catania e nel Siracusano. Ha cominciato con una fase sismica, nel pomeriggio di venerdì: il preavviso dell'avvio di un fenomeno stromboliano dal solito cratere di Sud-Est nella notte. Boati sempre più forti e ravvicinati hanno fatto da prologo ad altri tre terremoti, di magnitudo compresa tra 2.2 e 2.8, che hanno preceduto l'esplosione, prima dell'alba, di fontane di lava, sempre più alte e violente, e evidenti da decine di chilometri. Un 'aiutino', secondo alcuni studi, sarebbe potuto venire dall'energia prodotta dalla forte scossa di terremoto di magnitudo 7.6 che è stata registrata, alle 19.10 di ieri, in Giappone a 320 chilometri a est dall'isola di Honshu. GENOVA Il maltempo che la notte del 22 ottobre scorso provocò il crollo del ponte di Carasco, in Liguria, ha ucciso due persone. Due contadini di Moconesi, entroterra genovese. A cinque giorni dal quel crollo, solo ieri la natura ha restituito i loro corpi. Uno era immerso nei detriti che avevano sepolto la sua auto. L'altro è stato ripescato in mare, a chilometri di distanza. Il loro ritrovamento è stato quasi fortuito. Gli operai che da cinque giorni lavorano al ripristino del ponte hanno trovato sotto i detriti un'auto, una Golf Bianca. Era sommersa da metri di terra e pietre, e per questo finora non era stato possibile notarla. Quando sono riusciti a portarla a secco e a svuotarla dal fango che l'aveva invasa, hanno scoperto che dentro vi era il cadavere di un uomo: Lino Gattorna, 68 anni, un pensionato conosciuto a Moconesi come «il tedesco» perché per lunghi periodi dell'anno era solito vivere in Germania. Poche ore prima sulla costa, a Bogliasco, era stato trovato in mare un altro cadavere. È stato il ritrovamento del corpo nell'auto a consentirne l'identificazione: era Claudio Rosasco, 46 anni, anch'egli di Moconesi, titolare di due piccole officine meccaniche per macchine agricole. I carabinieri hanno accertato che il 22 ottobre scorso i due stavano rientrando da Vicenza, dove si erano recati per ragioni di lavoro. Rosasco riceveva ogni anno nei giorni di neve l'incarico di spargere il sale sulle strade di Moconesi e dintorni. Ma una delle sue macchine gli si era rotta, aveva bisogno di un pezzo di ricambio, e per questo quel giorno era andato in Veneto, chiedendo all'amico Gattorna di accompagnarlo. Per il viaggio si erano fatti prestare l'auto da un amico, sempre di Moconesi. Alle due di notte stavano rientrando a casa e, nel passare sul ponte di Carasco, mai più potevano pensare che il ponte non c'era più, che la loro corsa finiva lì. I due sono precipitati nel vuoto, inghiottiti dal fiume. Quella notte più di un testimone riferì di aver visto due auto cadere dal ponte: una era una Ford Ka color prugna (che non è ancora stata ritrovata), su cui viaggiava una donna di 36 anni, Sara De Martini, che si è salvata per miracolo; l'altra era una auto bianca, caduta nel fiume e scomparsa. I carabinieri per cinque giorni non hanno ricevuto alcuna denuncia di persone scomparse, e hanno cominciato a pensare che quanto loro riferito dai testimoni non corrispondesse al vero. Invece quell'auto esisteva: era sul fondo dello Sturla, sepolta da una coltre di sassi e detriti di oltre due metri di spessore.