«Comprò un senatore» Berlusconi a processo

di Ferruccio Fabrizio wNAPOLI Silvio Berlusconi comprò con tre milioni di euro il senatore Sergio De Gregorio per sabotare il governo Prodi. La tesi della procura di Napoli sulla presunta compravendita di senatori del 2006, è stata accolta nell'udienza preliminare dal giudice Amelia Primavera dopo un'ora e mezza di camera di consiglio. Il Cavaliere sarà processato a Napoli imputato con l'accusa di corruzione e finanziamento illecito a partire dall'11 febbraio. Con il leader Pdl è stato rinviato a giudizio anche Valter Lavitola, ex direttore dell'Avanti, faccendiere e ex consulente di Finmeccanica tornato in carcere per un altro procedimento sull'estorsione a Berlusconi e che nella vicenda avrebbe avuto il ruolo di intermediario e "postino". Accolta anche la richiesta di patteggiamento a 20 mesi di reclusione di De Gregorio, che si era accusato di aver intascato denaro per passare dalla maggioranza di centrosinistra all'opposizione. La giornata di ieri segna una vittoria dei pm Henry John Woodcock e Alessandro Milita, titolari dell'inchiesta insieme ai colleghi Vincenzo Piscitelli e Maurizio Vanorio. I fatti risalgono a sette anni fa, quando la risicata maggioranza del governo guidato da Prodi era esposta ai colpi di vento. Per buttarla giù ci pensò, secondo quanto ammesso da De Gregorio lo scorso marzo, un tentativo di corruzione che il senatore, all'epoca eletto con l'Idv di Di Pietro, incassò perché - disse - era indebitato fino al collo. Parlò di mazzette a rate, «due milioni li ho avuti in nero, il resto come sostegno al mio movimento» mise a verbale indicando in Lavitola il tramite dell'operazione. Dopo le lettura del dispositivo del gup, ieri De Gregorio ha detto: «Consiglio a Berlusconi di ritirarsi dalla scena politica, liberando l'Italia e la sua persona da tante infamie». Nel merito ha poi aggiunto. «Io non ho mai detto nulla di cui non fossi a conoscenza nei dettagli personalmente, la testimonianza oggi in aula di Lavitola è stata inquietante. Mi auguro che si faccia luce, ci sono stati mille messaggi da Lavitola in questo processo. Io ora ho ripulito me stesso e la mia coscienza, mi sono tolto un peso dallo stomaco». De Gregorio, che si professava berlusconiano di ferro già nel 2004, due anni prima di passare dalla parte di Berlusconi, ha inoltre riferito di voler chiedere «un incontro a Prodi, per rinnovargli le mie scuse». Alla lettura del dispositivo di rinvio a giudizio non era presente il legale del cavaliere, Michele Cerabona, che aveva intanto lasciato l'aula. Ha parlato invece il legale di Lavitola, Guido Iaccarino secondo il quale a processo il suo assistito "chiarirà tutto". Lavitola avrebbe ammesso il passaggio di consistenti somme di denaro a favore di De Gregorio ma fornendo una versione diversa dalla corruzione: i soldi sarebbero provenuti dal finanziamento al quotidiano, di cui erano soci entrambi, e in parte dalla restituzione di un prestito. L'indagine era stata avvolta dal mistero su una presunta richiesta di arresto pronta nel cassetto della procura qualora Berlusconi fosse decaduto da senatore. Mistero inesistente, come ha poi chiarito il procuratore di Napoli. Da una nuova condanna l'ex premier dovrà difendersi ma non dal carcere. E sull'inchiesta spunta un retroscena. Del presunto sabotaggio contro Prodi avrebbe parlato anche Milica Cupic, detta la generalessa, ex moglie di un alto grado militare e conosciuta dalla magistratura per aver denunciato due presunti omicidi, della figlia di 6 anni e di un giovane in servizio di leva a Bologna. La Cupic fu chiamata nell'ottobre di due anni fa a testimoniare a Napoli da Woodcock nell'ambito dell'indagine sulla P4 e in quella sede avrebbe riferito nomi e cognomi su quanto appreso da ambienti militari e della guardia di finanza sul tentativo di far cadere Prodi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA