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I preti e l’invito del Papa a uscire dalle chiese per incontrare la gente

I preti secondo papa Francesco. Non burocrati dei sacramenti. Non titolari di sacri uffici parrocchiali aperti al pubblico ad orari fissi come le Poste, le banche, i municipi. Ma pastori che giorno e notte vivono in mezzo ai loro greggi condividendone gioie e dolori, fatiche, paure, attese, speranze. Sacerdoti che fanno della Chiesa la "casa comune di tutti", di credenti e, persino, non credenti, sposati, divorziati, conviventi: la casa del Signore "sempre aperta, sempre pronta ad accogliere chi vuole pregare con altri fratelli o soli con sé stessi per poter meglio concentrarsi nella preghiera o ricevere un consiglio, un aiuto, un conforto". E', sostanzialmente, l'originale identikit che il Pontefice ha tracciato domenica scorsa quando ha incontrato a porte chiuse, per l'inizio del nuovo anno pastorale, i parroci di Roma nella basilica di San Giovanni in Laterano. L'argentino Jorge Mario Bergoglio ha parlato loro delle sue esperienze pastorali vissute nelle periferie di Buenos Aires, da giovane parroco prima e poi da vescovo e, in seguito, da cardinale, vicino agli ultimi, ai più bisognosi, ai poveri sia della grande città che delle favelas. Ricordi personalissimi che papa Francesco ha rivendicato con emozione davanti al suo clero, confessando di sentirsi "sempre prete" e che gli dispiacerebbe "se non lo avvertissi più a causa di impegni più importanti". Cioè la guida della Chiesa a cui è stato chiamato il 13 marzo scorso, poco più di sei mesi fa. Un lasso di tempo breve per tirare somme e fare bilanci. Con Bergoglio non è stato così perchè ha già inciso profondamente dentro e fuori le mura vaticane grazie ad uno stile pastorale spontaneo, fresco, giovane, non appesantito dai suoi 77 anni ben portati. Ha fatto nomine, ha dato via a riforme "normali", a partire dalla scelta di vivere nella Casa di Santa Marta, in comunità, rinunciando al mega appartamento del Palazzo Apostolico; ha varato commissioni per fare altre riforme ancora più rivoluzionarie, ha nominato il nuovo segretario di Stato, il nunzio Pietro Parolin, che sostituirà il cardinale Tarcisio Bertone il 15 ottobre prossimo. Ma c'è un'altra rivoluzione già messa a segno da Bergoglio senza clamori e senza colpi di scena. E vale a dire la rivoluzione della figura del prete senza scardinare norme canoniche, senza intaccare i valori della tradizione ecclesiale o annunciare novità "sconvolgenti" come potrebbe essere l'ammissione dei preti al matrimonio. No, niente di tutto questo. Francesco ha semplicemente ricordato ai sacerdoti che, grazie alla "chiamata ricevuta da Dio", devono sentirsi sempre "padri delle loro comunità parrocchiali". Da qui l'esortazione a "uscire fuori dalle chiese", ad "andare nelle periferie delle città del mondo dove la povertà e la miseria mordono milioni di fratelli tra l'indifferenza generale". "Il prete deve essere sempre là, dove c'è sofferenza e dolore per portare conforto, aiuto, parole di Vita, consolazione", accettando tutti, "credenti e non credenti", senza farsi condizionare dal fatto di avere di fronte "conviventi, divorziati, separati". Il prete, per il Papa, deve "stare sempre in mezzo alla strada, senza paura di andare incontro ad incidenti", parlando a tutti "con amore, verità, misericordia". E forse anche grazie a questa impostazione mentale che nei giorni scorsi lo stesso pontefice argentino ha compiuto un gesto che nessuno dei suoi predecessori aveva avuto il coraggio di fare, ricevendo in Vaticano padre Gustavo Gutierrez, il fondatore della Teologia della Liberazione, quella teologia nata e sviluppata in America Latina per promuovere le istanze di giustizia, libertà e carità dei poveri, ma bocciata con l'accusa di essere troppo "filo comunista" negli anni Ottanta da papa Giovanni Paolo II e dall'allora Prefetto della Congregazione della Dottrina delle Fede, il cardinale Joseph Ratzinger. Bergoglio non si è fatto condizionare da nessuna forma di pregiudizio. Ha ricevuto padre Gutierrez come un fratello, pensando forse solo ai milioni di poveri che guardano con speranza al riscatto sociale e morale nel nome del Dio degli ultimi che predica la Teologia della Liberazione. Quella Teologia morale e sociale che non può non riguardare anche il prete secondo papa Francesco. Non solo a Roma.

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