La mossa di Putin Assad apre a controlli sulle armi chimiche

NEW YORK Si apre uno spiraglio nella crisi siriana, una possibilità che un intervento armato possa essere evitato. Con una mossa a sorpresa la Russia, sfruttando una dichiarazione a ruota libera del segretario di Stato americano John Kerry, ha suggerito che la Siria consegni a un organismo internazionale tutte le armi chimiche in suo possesso, ottenendo un'apertura imprevista dal regime di Bashar al-Assad, di cui Mosca è il principale alleato. «Facciamo appello ai leader siriani affinché non solo mettano sotto controllo lo stock di armi chimiche e in seguito lo distruggano, ma anche affinché diano piena adesione all'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche» ha detto il ministro degli Esteri Sergei Lavrov dopo avere incontrato il suo omologo siriano, Walid Muallam. «La Siria saluta l'iniziativa russa, basata sulle inquietudini dei dirigenti russi sulla vita dei nostri cittadini» ha replicato il capo della diplomazia siriana. La Casa Bianca però rimane scettica: «Assad è un dittatore brutale di cui non ci si può fidare» ha corretto il tiro il Dipartimento di Stato. Ma davanti alla novità imprevista non chiude: «Esamineremo in maniera approfondita la proposta russa». A dare forza all'idea è anche Hillary Clinton che parla di «passo importante» e appoggia l'idea nata dal suo successore, esprimendo nello stesso tempo piena solidarietà a Obama mentre il Congresso apre il dibattito sulla Siria in vista di un voto. Dalla Francia e dal Regno Unito arrivano segnali positivi: la proposta merita «attenzione» commenta il ministro degli Esteri Laurent Fabius, mentre il premier britannico James Cameron sottolinea che «sarebbe un grande passo avanti» a meno che non si tratti di una «tattica dilatoria». Il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon invita il Consiglio di sicurezza a prendere in considerazione l'ipotesi, mentre la Casa Bianca resta cauta, anche se l'idea che un attacco possa essere evitato previa la consegna di tutte le armi chimiche viene proprio dall'entourage presidenziale. Tutto nasce da una dichiarazione del segretario di Stato americano John Kerry che, nel corso di una conferenza stampa a Londra, aveva improvvisato una risposta alla domanda di un giornalista. «Certo che può fermarlo – aveva detto Kerry riferendosi al presidente Assad – Può consegnare ogni singola arma chimica alla comunità internazionale entro la prossima settimana. Consegnarle tutte, senza ritardi, e permettere che ne venga fatto un conteggio complessivo». Immediatamente si è mosso Lavrov, che dopo aver chiamato Kerry per dirgli che riteneva fosse un'idea su cui lavorare, l'aveva trasformata in una proposta, aprendo i contatti con il governo siriano. Prima ancora che Damasco formalizzasse una risposta si era pronunciato il segretario dell'Onu, che aveva intravisto nelle parole di Kerry un barlume di speranza. Ban Ki-Moon tuttavia ha anche ribadito che «se gli ispettori dell'Onu confermano l'uso di armi chimiche, questo costituisce un abominevole crimine che merita la reazione internazionale». (a.v.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA