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di Gabriele Rizzardi wROMA Pd e Pdl scelgono la strada del rinvio e la contestata elezione di Daniela Santanché alla vicepresidenza della Camera diventa il piatto forte del vertice di maggioranza che si riunirà domani. L'ultima parola su una candidatura che ha provocato l'orticaria nel Pd ed ha armato i franchi tiratori del Pdl spetterà ad Enrico Letta. E' questo il risultato dell'ennesimo tentativo di chiudere la partita delle vicepresidenze di Montecitorio. Andato via Lupi, prassi vuole che il suo sostituto provenga dal Pdl, che ha espresso come «candidatura unica» quella della "pitonessa". Il Pd non contesta certo il diritto dell'alleato ad avere un suo vicepresidente, ma il nome proposto. E secondo molti esponenti del partito guidato da Epifani, che avrebbe votato scheda bianca, eleggere la Santanché significherebbe mettere delle mine sulla strada del governo. Come uscire dall'impasse? La "soluzione" è stata ancora una volta il rinvio. Un rinvio che è stato approvato ieri dall'aula di Montecitorio con 193 voti in più di quelli contrari. «Mi sembra tutto molto normale, è la prassi della casa. Si rimandano le soluzioni, si rimanda tutto» ha commentato con un sorriso tirato la Santanché, lasciando l'aula della Camera. Ci sarà un nome "alternativo"? Attorno alla fedelissima del Cavaliere il Pdl, almeno formalmente, fa quadrato. «Su Daniela Santanché nessun passo indietro. Anzi, si va avanti» assicura Angelino Alfano, che domani chiederà conto di quanto accaduto agli alleati del Pd, magari alzando la voce e insistendo su quelle che sono le bandiere del Pdl, Iva e Imu su tutto. «Daniela è e rimane il nostro unico candidato» aggiunge Renato Brunetta, che spiega come lo slittamento del voto sia stato recepito dal Pdl come una scelta necessaria: «Nella riunione dei capigruppo c'erano opinioni diverse e abbiamo preferito chiedere un rinvio». La situazione, comunque, resta tesa e Sandro Bondi non lo nasconde: «La posizione del Pd sulla vicenda Santanché dimostra che il governo non è sostenuto da una maggioranza coesa...». L'elezione della pasionaria del Pdl diventa insomma il banco di prova per la tenuta della maggioranza. Che l'elezione della "pitonessa" rischiasse di diventare un caso politico lo si era capito nel momento in cui il Pd aveva deciso di votare scheda bianca. E questo per evitare che un'eventuale bocciatura potesse essere attribuita al partito di Enrico Letta. Ma anche perché il nome non piace affatto a una larga fetta del Pd, come quella che fa riferimento a Matteo Orfini: «Chi sceglie di essere "pitonessa" non può diventare "colomba"». Ma il rinvio è stato deciso anche per non dare al M5S, che ha prontamente messo in pista il nome di Francesca Businarolo, la possibilità di sparigliare aggiungendo ai suoi 106 voti i 37 di Sel. Ieri i riflettori si sono accesi anche sul Comitato per le riforme, i cui componenti sono saliti da 40 a 42. La commissione Affari Costituzionali del Senato ha approvato un emendamento di Anna Finocchiaro che esclude la "bomba" giustizia dalla delicata partita sulle riforme. Il ministro Gaetano Quagliariello torna invece sulla legge elettorale e propone di avviare subito le modifiche al Porcellum con una norma transitoria: «L'esecutivo farebbe di tutto per agevolare questo percorso. L'obiettivo è trovare una «clausola di salvaguardia» che renda possibile andare al voto in caso di elezioni anticipate. Esattamete il contrario di quel che vuole Berlusconi, che incarica Sandro Bondi di porre il veto: «La proposta di Quagliariello indebolisce il governo...». ©RIPRODUZIONE RISERVATA