Altri due morti in Brasile La tensione è al massimo

di Andrea Gabbi Il Brasile non conosce pace. La festa della Confederations cup è rovinata dal sangue delle vittime. È salito infatti a quattro il conto dei morti: ieri due ragazze hanno perso la vita durante le proteste. Sono state investite da un'auto mentre erano in strada assieme a circa 400 persone a Luziania, nello stato del Goias, non molto distante dalla capitale Brasilia. Il conducente della Fiat Uno che le ha colpite è scappato e ha abbandonato la vettura qualche chilometro più avanti. Il mezzo è stato successivamente dato alle fiamme dai manifestanti. Il bilancio. In precedenza avevano perso la vita uno studente 18enne (anche lui investito da un'auto a Ribeirao Preto) e una donna (infarto dopo aver respirato i gas lacrimogeni a Belem). Un conto salatissimo per una manifestazione come la Confederations cup che dovrebbe portare gioia e al tempo stesso dovrebbe servire da prova generale in vista del Mondiale del prossimo anno. L'incontro. Ieri la prima grande svolta, con l'incontro tra il presidente Dilma Rousseff e i rappresentati del movimento "Passe Livre" (biglietto gratuito), quello che con le prime rivendicazioni è alla base della protesta. Un confronto intenso nel quale è stata ribadita la volontà di proseguire con le proteste se non cambieranno i piani di finanziamento alle manifestazioni sportive. Il governo dal canto ha annunciato la convocazione di un referendum popolare per riformare la politica: «Il mio governo – spiega il presidente – ascolta le voci democratiche provenienti dalle strade per camminare più rapidamente e con umiltà». Posizione scomoda. La Fifa in questo senso continua quasi a far finta di niente. Prima con la volontà di non parlare degli incidenti, poi con le parole del segretario generale Jerome Valcke che ha smentito la possibilità di un piano alternativo per il Mondiale 2014: «L'impressione è "veniamo qui, ci godiamo il paese e ce ne andiamo con le tasche piene". Ma la realtà non è questa. Stiamo organizzando i Mondiali in Brasile, ma li stiamo anche organizzando con il Brasile». Va però ricordato che l'associazione con a capo Joseph Blatter raddoppierà gli introiti rispetto al 2006 e li triplicherà rispetto al 2010. Tensione. Con la situazione attuale non si capisce però come si possa pensare di gestire il Mondiale del 2014. Anche perché la tensione pare destinata a salire. I manifestanti infatti hanno intenzione di alzare ancora di più la loro voce domani, quando a Belo Horizonte ci sarà la prima delle due semifinali con il Brasile in campo contro l'Uruguay. Anche a Rio de Janeiro (dove è presente un sit in permanente davanti alla casa del governatore) è previsto un corteo. Il popolo brasiliano ha già ottenuto la prima vittoria visto che proprio nello stato di San Paolo sono stati cancellati gli aumenti alle tariffe autostradali. Altri incidenti. Scontri con feriti lievi ieri a Santos. I manifestanti hanno cercato di bloccare tutte le vie d'accesso al porto della città (uno degli snodi commerciali del Brasile). I reparti antisommossa hanno disperso il corteo – un centinaio di persone – con pallottole di gomma e gas lacrimogeni. Il paradosso. La cosa incredibile è che le proteste stanno sì mettendo a nudo il sistema di corruzione che attanaglia lo Stato sudamericano, ma stanno anche facendo schizzare alle stelle gli oneri. L'ordine pubblico, garantito in questi ultimi giorni anche dall'Esercito, non ha certo costi di poco conto. Un'ulteriore complicazione. ©RIPRODUZIONE RISERVATA