Addio a Guido Gnocchi avvocato degli ultimi

Guido Gnocchi si unì giovanissimo alla Resistenza. E fece parte, insieme a Edoardo Monti, del gruppo di partigiani che rapì Carlo Vercesi, allora rettore dell'Università di Pavia e vicino al fascismo. Un rapimento entrato nel mito. «Uno studente andò a prendere Vercesi a casa per una visita urgente – raccontano i libri di storia – e poi, puntandogli dalla tasca la pipa, lo persuase a seguirlo». Fu proprio l'avvocato Gnocchi a portare Vercesi in montagna, facendolo sedere sulla canna della sua bicicletta e avviandosi pedalando verso Casteggio. «Quando incontrarono i primi partigiani, Vercesi si vide perduto – scriveva il giornalista Italo Pietra – ma dopo qualche giorno fu invitato a dare la propria opera a favore delle popolazioni. In tutta libertà». di Gabriele Conta wPAVIA Una vita vissuta intensamente. A partire dall'adolescenza, quando era scappato di casa per unirsi ai partigiani. Si è spento ieri mattina l'avvocato Guido Gnocchi, deceduto dopo una lunga malattia all'età di 85 anni. E tutti i colleghi e i compagni di una vita si stringono intorno alla famiglia, alla moglie Mina e alle figlie Didi e Bruna. Perché con lui se ne va una parte della storia di Pavia. E sicuramente saranno in tanti oggi a ricordarlo nella casa funeraria Bbm Bonizzoni e Frattini di via Ciapessoni, dove alle 18 si svolgerà una commemorazione. «Può venire chiunque voglia raccontare qualcosa di papà», dice commossa la figlia Didi. E di storie da raccontare ce ne sarebbero tantissime. A partire da quando, da studente 16enne del liceo Foscolo, Gnocchi si unì alla lotta partigiana. Prima distribuendo volantini e stampando fogli clandestini. E poi, quando per lui la situazione stava diventando troppo pericolosa, salendo in montagna. E proprio a Zavattarello reincontrò Clemente Ferrario, con cui poi condivise non soltanto l'esperienza partigiana, ma anche la carriera legale e una lunga amicizia. E' stata una vita scandita dalle passioni quella di Guido Gnocchi, che avrebbe compiuto 86 ani tra una settimana. A partire dalla passione per la politica, vissuta sia dall'interno che dall'esterno del Partito comunista italiano. «Era un grande idealista e un uomo libero – ricorda ancora la figlia Didi –. Ha scelto di stare dalla parte di chi faceva fatica: è stato l'avvocato degli sfrattati e dei meridionali. Ricordo infatti che quando ero bambina a casa nostra non arrivano pacchi e regali lussuosi, ma polli e arance». Per lungo tempo avvocato della Cgil, a Gnocchi aveva anche preso le distanze dal partito, vivendo l'esperienza del "Manifesto" di cui era stato uno dei fondatori. Nel corso della sua carriera professionale Gnocchi era stato anche presidente della clinica Morelli, e legale di riferimento di Luigi Rotelli. E accanto all'amore per la politica aveva sempre coltivato anche la passione per la musica jazz e per la letteratura. «Era un uomo molto contemporaneo in un mondo che era un po' vecchio», dice la figlia. «Era innanzitutto un amico – ricorda l'avvocato Aurelio Monti, che a fatica era riuscito a convincerlo a chiudere lo studio qualche anno fa – oltre che una mente brillante e critica, poco adatta ad essere contingentata». @GabrieleConta ©RIPRODUZIONE RISERVATA