La protesta silenziosa dei rifugiati in hotel «Siamo abbandonati»

L'emergenza Nord Africa cominciata a marzo 2011 è stata affidata alla Protezione civile fino al 31 dicembre, sono stati spesi un miliardo e 300 milioni di euro, 20 mila euro a testa per ogni uomo, donna o bambino approdato in Italia. Erano 60mila, ne sono rimasti poco più di 21mila. Ma i soldi non sono andati a loro, hanno alimentato albergatori, cooperative, associazioni. Per ogni profugo lo Stato ha sborsato fino a 46 euro al giorno, ma senza linee guida e dunque controlli sulle condizioni in cui questi venivano ospitati. L'Espresso racconta di un appartamento di 35 metri quadrati in periferia a Roma dove ne sono stati accatastati 10, garantendo entrate per oltre 12 mila euro al mese. E poi: alberghi senza mediatori culturali, incapaci di gestire persone che non sono turisti, ma che hanno bisogno di integrarsi. «Il volontariato e la Protezione civile non bastano», commenta un albergatore pavese dopo 21 mesi di convivenza con gli ospiti rifugiati. di Anna Ghezzi wSAN MARTINO Una camionetta della polizia tutto il giorno al Petit hotel Giannino, che ospita 32 rifugiati da maggio scorso. Il questore ha disposto il presidio per questioni di ordine pubblico, potrebbe essere prolungato: si temono disordini per la protesta dei rifugiati che dal 28 febbraio non avranno più un posto dove stare, nè un lavoro, nè un soldo in tasca. La prefettura garantisce il permesso di soggiorno per questioni umanitarie e un titolo di viaggio valido, nient'altro. San Martino come Latina, Amantea, Riace, Sezze, Milano, Parma, Torino: i rifugiati, a un anno e nove mesi dal loro arrivo i e quasi 500 giorni in albergo senza un progetto, chiedono che i soldi non siano più dati agli enti ma a loro, per provare a rifarsi una vita. Ieri in albergo c'era silenzio. Nessun grido, nessuno slogan, nessun cartello. I poliziotti hanno preso il posto della Protezione civile, la gestione dell'emergenza è passata alle prefetture dal 1 gennaio. La Protezione civile nel 2011 aveva siglato un accordo con Federalberghi regionale per accogliere i migranti fuggiti dalla guerra in Libia e dalle rivoluzioni. Ogni albergatore che si è offerto percepiva dai 36 ai 42 euro al giorno per ogni persona ospitata per garantire alloggio, ma anche intermediazione linguistica, legale, culturale, cibo e vestiario adeguati. Non è andata così. «Siamo qui da quasi 2 anni – spiega un rifugiato Sudanese – Ora ci "liberano", ma senza un soldo cosa faremo? Dove dormiremo? Cosa mangeremo? Un Paese dove tornare non ce l'abbiamo. In altre città daranno soldi per i primi tempi, perché qui no?». «Ho cercato un lavoro – dice un altro ragazzo in francese stentato – Mi ridono in faccia. Chi ci ospita ha fatto i soldi, noi avevamo 25 euro alla settimana per sapone e autobus». Non capiscono che Pavia non è Milano, che i soldi sono finiti. «Finora per ogni cosa che non andava ci dicevano: è colpa di Milano. Ora che a Milano danno i soldi ai rifugiati, invece, il problema è Pavia: cosa vuol dire?». ©RIPRODUZIONE RISERVATA