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di Natalia Andreani wROMA «Ho preso solo ciò che mi spettava». Così l'ex consigliere regionale del Pdl Franco Fiorito si è difeso dalle accuse di peculato che martedì lo hanno portato in carcere. "Batman" - o "er federale de Anagni", come preferisce farsi chiamare l'ex sindaco del paese ciociaro - ha risposto alle domande del gip durante l'interrogatorio di garanzia svoltosi ieri nel penitenziario romano di Regina Coeli. Un atto durante il quale Fiorito è tornato ad accusare il presidente del Consiglio regionale, Mario Abbruzzese, e l'ex collega di partito, Francesco Battistoni, l'uomo chiamato a sostituirlo nel ruolo di capogruppo Pdl, e anche gli altri partiti. «Abbruzzese sapeva dei fondi» ed «era a conoscenza di come i soldi venivano spartiti», avrebbe detto Fiorito aggiungendo che il presidente avrebbe fatto in modo che «il denaro venisse accantonato nelle casse della Regione per andare incontro alle esigenze dei consiglieri». Quanto alla tripla indennità che si attribuiva attingendo dai conti del partito, Fiorito ha ribadito che almeno quattro componenti della commissione Bilancio del suo gruppo erano a conoscenza dei fatti. «Ma questo accadeva anche in altri gruppi» seppure «con modalità e proporzioni diverse», avrebbe aggiunto. Il gip ha trasmesso il verbale alla procura ritenendo inedite le rivelazioni di Fiorito. Più scettici i pm, convinti che si debba indagare solo di fronte a notizie di reato, meglio se documentate come dimostrano gli episodi di arricchimento personale attribuiti al politico. Episodi vistosi che certamente riguardano l'utilizzo di almeno un milione e trecentomila euro dirottati sui conti italiani ed esteri di Fiorito attraverso un'incredibile valzer di bonifici; senza contare le somme dilapidate per acquisti evidentemente non istituzionali, come la spesa al supermercato, le sciarpe di Hermes, i diamanti per la fidanzata finendo con le case in Spagna e in Francia e le automobili di lusso. Tutto alla salute del contribuente. Proprio sui beni mobili e immobili riconducibili a Fiorito, a dire il vero, si è concentrata l'attenzione del gip che, dopo avere disposto l'arresto del politico, ieri ha autorizzato una raffica di sequestri. «E' il caso di evidenziare che nel presente procedimento si sono raccolte prove molto concrete che vanno ben al di là di quanto richiesto per l'adozione del provvedimento di sequestro preventivo», ha scritto il giudice Stefano Aprile. La polizia giudiziaria è stata così incaricata di mettere i sigilli alla villa di otto vani nel parco del Circeo, «sino alla concorrenza del valore di 300mila euro», alla Jeep Wrangler da 35mila euro che Fiorito acquistò nel pieno dell'emergenza neve a Roma, neanche fosse un capriccio, la Bmw X5 e la Smart di proprietà dell'indagato. Sequestrate anche le somme di denaro depositate sui conti correnti a lui intestati o co-intestati presso le agenzie Unicredit di Anagni Casilina, Roma Eur e Anagni, le filiali (due) del Monte Paschi di Siena, nonché presso la Deutsche Bank la Banca Popolare del Lazio. In più il denaro depositato sui conti in Spagna, a La Coruna, Barcellona, Santa Cruz de Tenerife e Madrid. I difensori di Fiorito hanno chiesto la revoca dell'ordine di custodia cautelare ed entro cinque giorni il gip si esprimerà. Ma sulla scarcerazione dovrà pronunciarsi anche il tribunale del riesame al quale si sono rivolti gli avvocati: l'udienza è fissata per il 9 ottobre. In cella, intanto, Fiorito guarda la tv, beve Coca Cola a litri e si ingozza di merendine comprate allo spaccio interno: roba letale per il suo stato di salute, secondo i medici del carcere che da ieri gli avrebbero vietato tassativamente i dolci e le bevande gassate. ©RIPRODUZIONE RISERVATA