PAVIA

PAVIA Oggi alle 18, presso l'aula goldoniana del collegio Ghislieri, si terrà una tra le prime presentazioni del "Manifesto del nuovo realismo" di Maurizio Ferraris, uscito proprio qualche giorno fa presso Laterza (128 pagine, 15 euro) e nato dal vivace dibattito filosofico che negli ultimi mesi ha investito le pagine culturali dei nostri giornali. Filosofi del calibro di Gianni Vattimo, Emanuele Severino e Umberto Eco, solo per citarne alcuni, sono intervenuti in un'accesa querelle tra il cosiddetto "pensiero debole", caratteristico della prospettiva postmoderna, e il "pensiero forte", al centro invece del nuovo realismo di cui Maurizio Ferraris si fa portatore. Il filosofo torinese, attualmente docente ordinario di Filosofia teoretica presso l'Università degli studi di Torino e direttore del Labont (Laboratorio di ontologia), noto anche al grande pubblico per i suoi interventi sui giornali del gruppo L'Espresso, per le numerose conferenze tenute all'annuale Festival di filosofia di Modena e per i suoi volumi divulgativi (Dove sei? Ontologia del telefonino, Bompiani e Anima e iPad, Guenda), critica senza riserve il pensiero postmoderno che ha dominato negli ultimi decenni, e cioè la visione della vita per cui non esistono fatti ma solo interpretazioni. Decenni durante i quali il pensiero postmoderno è diventato egemonico non solo nella cultura ma anche in una fascia consistente della società e della politica. E i risultati - sostiene Ferrari - sono sotto gli occhi di tutti: trionfo dei populismi mediatici, aumento delle diseguaglianze e guerre scatenate sulla base di finte prove di armi di distruzione dei massa. E qui si riferisce all'invasione dell'Iraq da parte degli americani e degli alleati occidentali. Ferraris propone un ritorno alle verità appurabili ed evidenti, un nuovo realismo filosofico appunto, che contrasti la società dello spettacolo e il populismo mediatico che hanno investito la cultura contemporanea. La realtà dei fatti e le verità appurabili, esistono e sono evidenti, inemendabili, contro la fantasia e la libera interpretazione. In questo "Manifesto del nuovo realismo", che sintetizza gli ultimi venti anni del suo lavoro, indaga su alcuni concetti chiave degli ultimi decenni: emancipazione, autorità, illuminismo, decostruzione, critica, realtà, verità. Ferraris sostiene con forza il ruolo della filosofia per argomentare e difendere il realismo filosofico. «L'umanità deve salvarsi - afferma lo stesso Ferraris - e occorrono il sapere, la verità e la realtà. Non accettarli, come hanno fatto il postmoderno filosofico e il populismo politico, significa seguire l'alternativa, sempre possibile, che propone il Grande Inquisitore: seguire la via del miracolo, del mistero e dell'autorità». E' quindi necessario un lavoro che sappia distinguere, con pazienza e caso per caso, che cosa è naturale e cosa è culturale, che cosa è costruito e cosa no. È qui che si aprono le grandi sfide, etiche e politiche, e si disegna un nuovo spazio per la filosofia. Ma non è tutto, perchè «il ritorno del realismo non è una semplice questione accademica italiana, è un movimento filosofico che dura da decenni. La filosofia e la vita hanno fame di realtà, dopo decenni in cui si è ripetuto che non ci sono fatti, solo interpretazioni, che non c'è differenza tra realtà e finzione». Il volume sarà presentato dall'autore, Maurizio Ferraris, e discusso con Silvana Brutti, docente di Filosofia teoretica presso l'Università degli studi di Pavia e Luca Fonnesu, docente di Filosofia morale presso l'Università degli studi di Pavia. Ingresso libero. Per informazioni: www.ghislieri.it