Senza Titolo

VOGHERA Sarà Andrea "Floppy" Filippini ad aprire, oggi alle 17, il nuovo ciclo di incontri con l'autore organizzati dalla libreria indipendente Ticinum di Voghera (via Bidone 20), che proseguiranno fino al mese di marzo. "Afagnistan, Agfanistan, Afganistan" (Across Alive, 2011) è il titolo del libro che questo giovane ex-infermiere ha scritto raccontando gli orrori della guerra, visti e vissuti durante sei mesi di permanenza sul posto, per conto di un'organizzazione non governativa. «Adesso nessuno potrà dirmi che la guerra è giusta – dice l'autore - nessuno potrà raccontarmela, nessuno potrà dirmi di stare zitto perché io ci sono stato, ho visto e vissuto i suoi effetti». Il libro è un racconto-denuncia, a cominciare dal titolo, ma, assicura "Floppy", è nato per caso, senza essere stato programmato. «Inizialmente il mio era un diario-email destinato a parenti e amici: viaggio da anni e ogni volta tengo un diario in cui racconto quello che faccio e quello che vedo, per dare mie notizie. Durante il mio periodo in Afghanistan ho anche girato un documentario di 30 ore, e quando mi sono reso conto che quello che avevo ripreso era una testimonianza, forte e cruda, dell'assurdità della guerra, l'ho presentato qui in Italia con una preview di 45 minuti, con l'intenzione di farne un film-documento di circa '90 minuti. Il mio lavoro però è stato bloccato, forse perché quell'orrore, qui, non si deve raccontare». La sensazione di essere stato "censurato" e la rabbia di non poter raccontare tutto quello che lui, invece, avrebbe voluto gridare al mondo, ha portato Andrea "floppy" Filippini a costituire con alcuni amici un collettivo indipendente che è stato chiamato, "Across Alive", per diventare editore di se stesso e pubblicare il suo libro denuncia. «Avevo bisogno di tirare fuori l'orrore che l'Afghanistan mi aveva lasciato, che, tornato in Italia, mi tormentava. Quando sei là non ti rendi conto di quanto tutto sia andato oltre il limite della ragione umana, la sopavvivenza ti impone di non farti domande e ti dice che se vuoi aiutare qualcuno devi smettere di pensare a quelli che non puoi salvare, e concentrarti su quelli che puoi curare. Perché è questa la cosa assurda: la guerra ti imponedi scegliere chi curare, ma chi non vede non sa». Da questa imperdonabile incoscienza, appunto, nasce il titolo del libro «Alcuni anni fa vidi un servizio delle Iene in cui la giornalista sondava la "cultura" dei parlamentari con domande di attualità. Uno di loro, pur essendo tra quelli che votavano le mozioni sulla guerra in Afghanistan, non riusciva nemmeno a pronunciarne il nome. Il mio messaggio è: prima di pigiare il bottone informatevi». Oggi Across Alive è un collettivo autosufficiente di circa 30 professionisti (correttori di bozze, grafici, avvocato, commercialista ecc...) e distribuisce i suoi libri solo alle librerie indipendenti. «Rifiutiamo i "Mac Donald" del libro – dice ancora Filippini – per qualcuno siamo degli integralisti, ma la guerra e la censura lo sono di più». Informazioni sulla distribuzione di Across Alive sul sito www.acrossalive.com.