30 dicembre 2011 —
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sezione: Nazionale
L' area dell’Arsenale è particolarmente appetibile dal punto di vista urbanistico: vicina al centro, accostata all’area delle basiliche. 140 mila metri quadrati, a cui aggiungendo quelli confinanti della dismessa Caserma Rossani, si arriva complessivamente a 200. L’ultimo progetto predisposto per l’area coinvolgeva Comune e Provincia per il recupero complessivo. Il progetto rientra tra quelli per i 150 anni dell’Unità d’Italia, ma per ora è tutto fermo. Il piano comunque prevede la realizzazione di un polo scolastico, un porticciolo turistico e una metropolitana leggera. Grandi opere che, con i tagli imposti dalle manovre e l’irrigidimento del patto di stabilità sia del Comune che della Provincia potrebbero decollare solo con sostanzione iniezioni economiche da parte dei privati. di Stefano Romano wPAVIA Domani è l'ultimo giorno di vita dello stabilimento genio militare di Pavia. L'Arsenale per tutti i pavesi. Dopo 137 anni di attività, dopo Snia, Necchi, Neca, Landini, Fiat ed ex Magazzini Cariplo, anche l'Arsenale diventerà area dismessa. Gli ultimi venti dipendenti rimasti a fare il trasloco dei magazzini lasceranno lo stabilimento in via Riviera. I lavoratori rimasti saranno ricollocati tra Pavia, Remondò e Milano dopo che 120 dei 222 dipendenti dell' Arsenale, ad aprile scorso, erano stati spostati a Milano e Piacenza. Sempre alle dipendenze del ministero della difesa. Non sono serviti 10 anni di trattative, picchetti, visite dei ministri, promesse degli amministratori locali. Nel corso degli anni sono tramontate tutte le ipotesi: da un polo operativo per il Nord-Est della Protezione Civile (polo poi effettivamente realizzato, ma a Piacenza), fino al nuovo comando provinciale dei vigili del fuoco. Negli anni i lavoratori hanno lottato per non veder chiudere il loro stabilimento: anni di promesse, tentativi, delusioni. La cronologia di quanto è accaduto attorno all’Arsenale ne dà conto. Il 22º Stabilimento Genio Militare curava l’approvvigionamento e il mantenimento di mezzi e materiali del Genio, mine ed esplosivi compresi: nel gennaio 1998, con la ristrutturazione del Ministero della Difesa viene decretata la dismissione di Pavia. Un anno dopo il presidente della Regione Roberto Formigoni scrive all’allora ministro Giuliano Amato per rilanciare l’idea del polo della protezione civile. Arriva il 2001 e, a maggio, il Ministero della Difesa decreta l’attribuzione degli stabilimenti di Pavia e Capua al Ministero dell’Interno per creare due poli per la Protezione Civile, ma nel 2002 la Regione Lombardia decide di mettere altrove la sede della Protezione Civile. Tra il 2004 e il 2007 nello stabilimento riprende l’attività continuando la riparazione dei mezzi del Genio e acquisendo nuove lavorazioni (tende, e shelter, ripari mobili militari). Nel luglio 2007, però, una commissione tecnica ripropone la chiusura dell’Arsenale Pavese. Nel febbraio del 2008 viene firmato l’accordo a Piacenza per il Polo logistico di protezione civile per il Nord Italia e, a ottobre, dieci anni dopo il primo annuncio della dismissione dell’Arsenale il ministero della Difesa comunica ai sindacati che lo stabilimento sarà smantellato. Ora il momento è arrivato. «A nulla sono valse progettazioni di trasformazione, integrazioni di professionalità esistenti, uso al civile di ambiti storicamente funzionali, aree e strutture di pubblico interesse riconvertibili – scrive amareggiato Faustino Giani dell’Unione sindacale di Base –. Diciamo addio così all' ultimo baluardo di una stagione lunga e, alla fine, penosa. Non importava più a nessuno, tutti noi diventati negli anni permeabili ad ogni evento, abulici e rassegnati, davanti ad un distributore di caffè, ancora leggeremo l'ultimo articolo di giornale solo perché, oramai non ci riguarda più».