28 settembre 2011 —
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sezione: Voghera
di Annalisa D’Aprile wROMA «Una confusione processuale, un caos immane». Questo è, nelle definizione della procura di Roma, l’inchiesta di Napoli sulle dazioni di danaro di Silvio Berlusconi a Gianpaolo Tarantini. Inchiesta che ora galleggia fra tre, se non quattro procure, in attesa di sapere la sua destinazione dopo il rovesciamento del Tribunale del riesame di Napoli. Per il collegio giudicante campano non trova fondamento il reato di estorsione a carico di Tarantini (già scarcerato) e spunta, invece, quello di istigazione a mentire davanti all’autorità giudiziaria per Valter Lavitola ed anche per il premier, che rischia di finire indagato. Per il Riesame infine, la competenza dell’intera vicenda giuridica è di Bari (dove sono state rilasciate le presunte false dichiarazioni dell’imprenditore barese) e non di Roma (dove sarebbero avvenute le presunte dazioni di danaro). Sul tavolo dell’aggiunto Pietro Saviotti da giorni erano arrivate da Napoli le carte che ipotizzavano il reato di estorsione e, come atto dovuto, Lavitola e i coniugi Tarantini erano stati iscritti nel registro degli indagati. Ora però, dopo il colpo di scena del Riesame, la procura romana ha due possibilità: inviare tutte le carte a Bari (scelta che sembra essere la più probabile) oppure sollevare un conflitto di competenza davanti alla procura generale della Corte di Cassazione. Il procuratore capo Giovanni Ferrara e Saviotti si sono riservati di leggere le 30 pagine dell’ordinanza del Riesame (acquisita ieri in via informale) per poi decidere entro oggi quale strada percorrere. È «una situazione ai limiti del caos» ammette Ferrara che dovrà tener conto anche del termine dei 20 giorni per chiedere la reiterazione della misura di custodia cautelare nei confronti di Lavitola e dei Tarantini (se regge ancora l’ipotesi di estorsione). Stessa scadenza incombe sui pm di Bari per Lavitola, per il quale la nuova ipotesi di reato è dichiarazioni mendaci. In questa impasse giuridica che coinvolge tre procure e che vede le carte dell’inchiesta viaggiare senza sosta sulla tratta Napoli-Roma-Bari, spunta anche l’ipotesi che gli atti finiscano nelle mani di una quarta procura, quella di Lecce. Scenario chiamato in causa dal possibile conflitto per gli inquirenti baresi di occuparsi dell’inchiesta, essendo il procuratore di Bari Antonio Laudati, indagato a Lecce per presunti ritardi nell’indagine sulle escort portate da Tarantini nelle case di Berlusconi. Da Bari i magistrati fanno sapere che si riservano di decidere sulla loro competenza solo dopo aver letto le carte dell’inchiesta Tarantini. Idem a Lecce, i pm attendono gli atti del Riesame. ©RIPRODUZIONE RISERVATA