Uova alla diossina, Colli attacca l'Asl

BR bPARONA. /bbIl Comune protesta contro l'Asl, i cittadini sono preoccupati, ma ancora non sanno chi incolpare per le uova alla diossina. Dal municipio e dalla piazza però la richiesta è una: «Vogliamo essere informati».BR /b I controlli dell'Asl hanno rilevato diossina oltre i limiti di legge nelle uova di un allevamento rurale di Parona. Da quanto si è appreso, l'allevamento è praticamente un pollaio. Quindi, le uova prodotte non entrano nei circuiti commerciali, ma sono consumate a livello domestico o, tutt'al più, distribuite a conoscenti. La presenza di diossina è emersa in un primo test effettuato a dicembre, ma in attesa delle analisi definitive è scattato l'allarme e si sono scatenate le polemiche. Il Comune attacca l'Asl per non essere stato informato. «L'amministrazione comunale - scrive il sindaco Silvano Colli in una nota ufficiale indirizzata al servizio veterinario dell'Asl - esprime il più profondo e forte disappunto per i modi e le forme con i quali l'Asl ha ritenuto di non informare la massima autorità locale, ossia il sindaco, che si trova a fronteggiare un allarmismo senza conoscere nulla nel merito. Le più elementari forme di cortesia istituzionale sono saltate e prendiamo atto di questo modo irrituale di affrontare i problemi». Il Comune inoltra una «formale protesta» e chiede di essere informato «tempestivamente in modo dettagliato, chiaro e preciso sulle circostanze riscontrate dall'Asl e su eventuali provvedimenti che l'Asl abbia intrapreso a difesa della salute pubblica, qualora ne ricorra il caso».BR L'Asl ha dato al proprietario dell'allevamento tutte le indicazioni per evitare il consumo alimentare delle uova. In paese però ieri la notizia era sulla bocca di tutti e l'opinione diffusa è che la prudenza non sia mai troppa. «A Parona - dice una donna - c'è ancora l'abitudine, tipica dei paesi, di tenere l'orto o qualche pollo o gallina in cortile. Tanta gente li ha e magari vende o regala le uova agli amici. Nel dubbio, è meglio evitare». «Si sente parlare di Parona come se fosse una specie di Chernobyl, ma non è cosi - ribatte un altro cittadino -. Ci lamentiamo per l'inquinamento, ma nessuno di noi riesce più a vivere, per esempio, senza auto o elettrodomestici. Siamo tutti inquinatori e chi critica deve anche portare una valida alternativa a questo modello di sviluppo». Nei negozi di alimentari mostrano le confezioni di uova, tutte provenienti da grandi allevamenti non della zona. «Per le uova non ci riforniamo a Parona - afferma Teresa Bigi, titolare di un negozio nella piazza del municipio -. I nostri prodotti sono tutti certificati». Tra i clienti c'è Evangelina Noielli, 24 anni, artigiana e presto mamma, che ha cominciato ad abitare a Parona proprio da ieri: «Fortunatamente mangio pochissime uova, quindi da questo punto di vista non sono preoccupata. Come futura mamma però mi auguro di vivere in un ambiente il più possibile sano». «Io non abito a Parona - afferma Maurizio Moglia, 33 anni, operaio - ma vengo qui a fare la spesa e del negozio mi fido. Certo, se abitassi qui vorrei anch'io capire meglio come stanno le cose».BR Franco Andreacchio, 47 anni, titolare del negozio 'Compro qui" di piazza Nuova, conferma: «Nei negozi ci sono prodotti con marchio e tracciabilità accertata. Parlando non da commerciante, ma da cittadino dico che è normale essere preoccupati e chiedere di saperne di più su ciò che mangiamo e sull'aria che respiriamo. Non possiamo smettere di mangiare e respirare, ma almeno si faccia chiarezza». «Vorrei capire - si chiede un pensionato - quanti di questi controlli siano stati fatti e dove. Se la diossina è stata trovata solo a Parona, allora è bene una volta per tutte andare a fondo nella ricerca delle cause».BR P align=rightfont size=1© RIPRODUZIONE RISERVATA/font/P

Lorella Gualco