24 ottobre 2010 —
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Attualità
ASOLO. Prove di governissimo tra Gianfranco Fini e Massimo DAlema, che si incontrano nel cuore del Veneto leghista al seminario sulla legalità promosso dalle fondazioni Italianieuropei e Farefuturo.
È qui che si gettano le basi di un dopo-Berlusconi di cui si intuiscono le tracce ma non ancora il sentiero preciso. Il presidente della Camera, che parla da leader di Futuro e libertà, marca nuove distanze nei confronti del premier Berlusconi. «Il partito carismatico - spiega Fini - è il miglior strumento per vincere le elezioni, ma il peggiore per governare, perché basato su un rapporto diretto tra il leader e il popolo, in cui spesso manca il dibattito interno e la democrazia». E allora non è uno scandalo pensare a un nuovo governo: «Soltanto chi non conosce la Costituzione può pensare che non è legittimo dar vita ad altri governi nel corso della legislatura, poi è prerogativa del Capo dello Stato verificare se esiste in parlamento unaltra maggioranza. Il problema semmai è di opportunità politica».
Per Massimo DAlema un nuovo governo non solo «è legittimo e necessario, ma anche urgente» per aprire una fase di grandi e radicali riforme che superi questa fase di governo ad personam. Una proposta che lex premier rivolge «a tutte le forze politiche» perché il momento è grave: propone una tassa di scopo, a carico delle classi medio alte, su ricerca e università, un taglio consistente degli ottomila comuni e della pubblica amministrazione, una radicale riforma fiscale. La sponda è immediatamente colta da Fini, che annuncia «emendamenti di Futuro e libertà» per una tassa di scopo per finanziare la riforma Gelmini, una cedolare secca al 25% sulle rendite finanziarie, «in linea con lEuropa» e lattesa abolizione delle Province, che strappa lapplauso più convinto. Daccordo sul governo di larghe intese, Fini prima ricorda che Futuro e libertà è determinante alla «sopravvivenza» del governo, poi chiede tempo a DAlema perché «voglio tener fede allimpegno con gli elettori: siamo stati eletti con questa maggioranza e abbiamo il dovere di tentare di cambiare lagenda politica del governo, dettando nuove priorità allesecutivo. Mi auguro che il presidente del Consiglio sia cosciente che egli non ha solo il diritto, ma il dovere di governare dicendo agli italiani non cosa farà dopo le elezioni, ma dicendo cosa fa adesso». Fini, che auspica dal Pdl «un atteggiamento più inclusivo, capace di unire, di privilegiare la politica e non la propaganda», dice di aver bisogno «ancora di pochi mesi» per verificare se la maggioranza sarà capace del cambio di passo. «Altrimenti su alcune leggi potremmo votare contro. E se ciò portasse alla caduta del governo, allora si aprirà una fase nuova. Ma un nuovo esecutivo non è un colpo di Stato, lo si è fatto anche nel passato recente».
Il governissimo, insomma, è pronto: e lex ministro, eretico del Pdl, Giuseppe Pisanu, ospite della convention di Asolo e da molti indicato come un perfetto presidente di transizione, evoca «lausterità di Berlinguer e il rigore intellettuale di Aldo Moro». Il cerchio si chiude.
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Daniele Ferrazza