Pometo, duecento anime e due panifici

POMETO DI RUINO.Sarà davvero grazie all'aria di montagna. Oppure per merito dell'antico mestiere artigiano tramandato da generazioni. O forse ancora, saranno gli ingrendienti che contribuiscono a creare un prodotto apprezzato e stimato in tutto il territorio. Addirittura, per Paolo Massone, presidente del Consorzio tutela vini: «Il pane di Pometo è il più buono dell'Oltrepo».
Fatto è che oggi Pometo si scopre 'borgo del pane", considerato le sole 200 anime che popolano questo angolo di appennino pavese, piccola frazione di Ruino. Ma c'è di più: in quel di Pometo il fiore del grano non è monopolio di un'unica attività. Sono ben due i panifici che, a pochi passi l'uno dall'altro, si contendono lo scettro di re dei panificatori. Una rivalità che si scopre essere invece una serena e proficua convivenza tra due famiglie che l'arte del pane la praticano per tradizione e per passione, ormai da decenni: i Gasio e i Cerutti. Un quintale di pane, prodotto quotidianamente. Ognuno ha la sua zona, i suoi clienti e gli affezionati estimatori che hanno contribuito a far nascere la buona novella. Quella di un pane senza pari.
Sessantacinque anni, cinquantacinque dei quali trascorsi con le mani in pasta, il signor Gasio apre volentieri le porte del suo mondo. «A Pometo c'è voglia di lavorare», dice scherzando mentre controlla la cottura dell'ultima infornata. L'attività dei Gasio vede coinvolta tutta la famiglia, dalla moglie Luisa Fronti alle figlie Maria Rita e Manuela. Per tutto l'anno si danno il cambio, per garantire alla clientela, pane fresco ogni giorno. Prima di loro, lo zio e il nonno, che avevano il laboratorio poco più in su, nella piazzetta. Il pane, secondo la ricetta Gasio, nasce alle 4 del mattino, viene poi caricato in furgone per prendere il largo verso Zavattarello, Valverde, Ruino e Canevino, frazioni comprese. Mentre il segreto di tanta bontà non è altro che la semplicità. «Ne facciamo di due tipi: a pasta dura e a pasta morbida. Micconi, filoni, treccioni. Entrambi senza dentro nulla in più degli ingredienti base». Ingredienti pochi ma buoni: farine accuratamente scelte nei mulini locali.
Un'attenzione questa, condivisa dai panificatori 'concorrenti", Nadia Cerutti e Delio Rocca che, oltre al panificio, gestiscono il piccolo negozietto drogheria nel cuore di Pometo. «Ho 42 anni e non verrei via da Pometo neppure per tutto l'oro del mondo», premette Nadia. Il forno Cerutti era stato aperto dal nonno e ora è nelle mani sapienti del papà e del marito che, sveglia alle 5.30, continuano a sfornare pane, focacce, pizze, brioches, brasadè e torte fino a tarda mattinata, 7 giorni su 7. Naturalmente, secondo la ricetta del nonno, scomparso nel '94. E, in mezzo a tanto ben di Dio, qual è il pane preferito dai clienti? «I turisti prediligono il pane ai cereali. La nostra gente vuole il pane bianco. Forse perché si ricordano che il pane nero lo hanno mangiato in tempo di guerra».

Simona Contardi /