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«Tradisco la Carta? C’è l’impeachment»


 ROMA. «Se tradisco la Costituzione mi mettano in stato di accusa». E’ durissima la replica di Giorgio Napolitano alle parole minacciose rivoltegli da Maurizio Bianconi, vicecapogruppo del Pdl alla Camera, in un’intervista a Il Giornale. La nota del Quirinale costringe il Pdl a smentire Bianconi. Ma se i capogruppo Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri negano di voler chiedere le dimissioni di Napolitano, Bianconi conferma il contenuto della sua intervista. «Sono stupito e in fondo amareggiato per la nota ma la sostanza del concetto espresso non cambia», dice, liquidando le parole «tradire» e «tradimento» come frutto dello sbrigativo linguaggio giornalistico. E in tarda serata torna alla carica, con una volgarità senza precedenti. «Io avrò anche pisciato fuori dal vaso ma il mio è piccolino, invece quello del presidente è molto grande e l’ha fatta fuori anche lui», dichiara il parlamentare.
 Basta insinuazioni e indebite pressioni da parte del mondo politico, chiede Napolitano. E’ il terzo intervento in pochi giorni del presidente, e questa volta il capo dello stato si affida a una nota ufficiale. Bianconi, recita il testo diffuso dal Quirinale, «si è abbandonato ad affermazioni avventate e gravi, sostenendo che il presidente Napolitamo sta tradendo la Costituzione». «Essendo questa materia regolata dalla stessa Carta (di cui l’on. Bianconi è di certo attento conoscitore), se egli fosse convinto delle sue ragioni avrebbe il dovere di assumere iniziative ai sensi dell’articolo 90 e relative norme di attuazione». L’articolo è quello che prevede la possibilità di chiedere l’impeachment per il capo dello stato. Se Bianconi non chiederà di usarlo, conclude la nota, allora le sue parole «resteranno solo gratuite insinuazioni, indebite pressioni e processi alle intenzioni».
 Possibile che il capo dello Stato, uomo attentissimo al rispetto delle regole e dei ruoli istituzionali, si sia tanto arrabbiato per l’intervento di un Bianconi? «Parla a nuora per far sapere a suocera», sottolinea il leghista Calderoli. La nota replica a Bianconi, confermano al Quirinale, perchè «è stato esplicito, rendendo chiaro ciò che finora è stato implicito, in certe dichiarazioni». La verità è che ha ripetuto, «brutalizzandoli», «argomenti molto diffusi in una certa parte politica». Insomma il Quirinale ha parlato a lui per chiedere al Pdl mettere fine a insinuazioni e minacce. E grande sarebbe l’irritazione del Colle per quanto detto dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano: «La sovranità appartiene al popolo, un governo diverso violerebbe la Carta».
 Il clima, già incandescente, è surriscaldato dalle parole del finiano Carmelo Briguglio che ipotizza l’uso di falsi dossier, o di «tentativi di intimidazione» anche contro Napolitano. Con il capo dello Stato si schierano le opposizioni e i finiani. Italo Bocchino invoca le scuse del Pdl per le «gravi accuse». FareFuturo liquida Bianconi come «un golpista da operetta» ma lancia l’allarme «per un virus che si diffonde nel Pdl, l’abitudine a mettere sotto pressione il presidente della Repubblica».
 I democratici chiedono con Rosy Bindi l’intervento del presidente del Consiglio: «Metta uno stop alle vergognose dichiarazioni di ministri e parlamentari». Per Luigi De Magistris, dell’Idv, il Pdl «conferma il suo dna golpistico». Fabrizio Cicchitto conferma «massimo rispetto» per Napolitano, ma sui governi tecnici ribadisce la linea del Pdl. E il falco Giorgio Stracquadanio avverte: «Non si sta preparando la campagna d’autunno contro Napolitano», perchè «non c’è ragione di pensare che Napolitano non si comporti come nel 2006».
  - Maria Berlinguer