Senza Titolo


PAVIA
Giochi in viale Matteotti?
Meglio di no, troppo smog

Ho letto sulla Provincia Pavese una notizia che mi ha meravigliato. La giunta ha intenzione di attrezzare l'allea di viale Matteotti in modo da farla diventare «un tavolo da gioco» per i bambini di Pavia. Gioco dell'oca, gioco del mondo, gioco dei colori, bacheche didattiche, ecc. Viale Matteotti, anche se ampio, è notoriamente una delle zone più inquinate di Pavia, per il flusso costante di auto e di bus, e per la presenza di semafori. Benissimo i chioschi e gli spazi commerciali per renderlo più vivo, ma i giochi per i bambini no! Non mi sembra proprio una idea saggia. Non porterei mai i miei nipotini a giocare li e a respirare solo gas di scarico. Moltissime mamme e nonne la pensano come me, e potrei elencare in fondo a questa lettera un bel po' di nomi. Perchè allora non sistemare al più presto e attrezzare con giochi il giardino dell'Annunciata, che anni fa, quando ci portavo mia figlia, era verde e bello, e ora è solo una sterpaglia? Il luogo è più riparato e senz'altro meno inquinato e meno rumoroso. Perchè non se ne parla più? Certo, ci vorrebbero dei servizi igienici e un pò di controllo e di manutenzione, per non farlo arrivare ancora, in breve, al degrado attuale. Non credo che occorrano spese astronomiche.
Nedda TurriPavia

PAVIA
Un'infermiera speciale
anche al San Matteo

Cento anni fa scomparve Florence Nightingale fondatrice della scienza infermieristica moderna e, in suo omaggio, il 12 maggio si è celebrata in tutta Italia la Giornata internazionale dell'infermiere. Una donna che per cinquant'anni esercitò la professione infermieristica cercando di sviluppare otto fondamentali obiettivi dell'assistenza: salute, lotta alla povertà e alla fame, istruzione, parità dei sessi, lotta alla mortalità infantile e ambiente.
Ricordarla, dunque, è importante e doveroso. Allo stesso modo io vorrei ricordare un'altra donna importante: suor Chiarina Garbossa. Essa stessa infermiera, ha diretto la Scuola infermieri del San Matteo di Pavia dal 1959 al 1994 e verso la quale, io, e penso tanti altri infermieri, dobbiamo essere assolutamente grati per i suoi insegnamenti. Una donna conosciuta e rispettata da tutti tra le corsie del Policlinico San Matteo; una vera «istituzione» che ha contribuito a formare generazioni di colleghi. Grazie, perché forse è anche merito suo se nel tempo, lontano dagli anni della scuola, ho capito quanto è bella, se pur faticosa, questa professione. Le sensazioni che inevitabilmente scaturiscono dal mio lavoro sono contrastanti: spesso, ad esempio, mi fa arrabbiare ma, il più delle volte, ricevo in cambio altrettante soddisfazioni; alcune volte mi sconcerta ma, alla fine, non abbandonerei mai.
Grazie ancora Suor Chiarina perché forse è anche merito suo se ho conosciuto il Guatemala undici anni fa e insieme ad altri infermieri (Andrea Bellingeri, Luca Littarru, se li ricorda?...) siamo andati a scoprire questa apparentemente lontana realtà del Centro America per capire cosa significa nel profondo salute, povertà, fame, mancanza di istruzione, parità dei sessi, violazione dei diritti umani, mortalità infantile e distruzione dell'ambiente. Per cercare di fare qualche cosa di sensato mettendo a disposizione il proprio tempo, le proprie competenze e sapere.
Il rischio è dire una banalità ma occorre ricordare sempre che ci sono persone che lavorano in silenzio facendo cose straordinarie. Cosi ricordo suor Chiarina sempre presente, super visionava su tutto e su tutti con occhio discreto ma attento. Dopo tanti anni, quando si è in reparto a lavorare, si ripensa alle sue parole e si conclude che aveva assolutamente ragione quando diceva che «fare l'infermiere non è un lavoro come gli altri».
Ruggero RizziniSan Martino Siccomario

CALCIO, PAVIA
Gestione poco sensata
dei biglietti play off

Domenica 23 il nostro Pavia si giocherà lo spareggio play-off con lo Spezia al Fortunati.
Non vi sarà alcuna separazione tra le due tifoserie, in quanto la vendita tramite l'agenzia Ticket One è libera. Ciò significa che, potenzialmente, un pavese potrebbe acquistare il tagliando di curva ospiti e uno spezzino un biglietto per la curva degli ultras del Pavia.
A noi sembra che questa gestione, imposta dalla Lega Pro, sia del tutto superficiale e rappresenti tutto il contrario di ciò che è sempre stato imposto quest'anno, ossia la separazione tra le tifoserie. Dubitiamo fortemente che, se al posto del Pavia ci fosse ad esempio la Lucchese, si permetterebbe agli spezzini di comprare i biglietti di qualunque settore.
Di più: essendo una partita di play-off, sarebbe un segnale di buon senso provvedere fin da subito ad organizzare la vendita dei biglietti e a non lasciare che le cose seguano questa, poco sensata, strada.
La soluzione, a nostro avviso, è semplice: vendita dei biglietti di curva sud agli spezzini, vendita di tutti gli altri settori dello stadio solo a chi ha la residenza in Lombardia.
Ciò garantirebbe a tutti i pavesi di poter assistere alla gara (ipotesi a oggi tutt'altro che certa), e la totale separazione delle due tifoserie, come d'altronde è stato già fatto varie volte (ricordiamo recentemente Pro Patria-Padova oppure Lecco-Sambenedettese).
Chiediamo quindi al Pavia e alla questura di Pavia di attivare una collaborazione reciproca al fine di garantire la sicurezza e l'ordine pubblico per questo atteso evento.
Zuppa alla paveseGruppo tifosi, Pavia

MUSICA
Giganti al Fraschini
non soltanto sul palco

I Giganti? Enrico Maria Papes, Mino Di Martino e Francesco «Checco» Marsella. Ma chi erano? Anni Sessanta o giù di li, canzonette come «Una ragazza in due», il «me ciami Brambila e fo' l'uperari» di «Proposta», il cosa si pensa dell'amore di «Tema», l'inno «La bomba atomica». E poi... l'oblio? No, un disco di denuncia come «Terra in bocca», mai pubblicato, censurato. Ci voleva il vulcano Daniela Bonanni e qualche sua collega/amica per riportare alla luce un piccolo capolavoro come «Terra in bocca». Sede della riproposizione un teatro Fraschini pieno come un uovo, alla fine entusiasta e, secondo me, cosciente di aver partecipato ad un «evento»: sul palco, oltre ai tre Giganti, una band con i controfiocchi (Paolo Terlingo, Mariano Nocito, Stefano Resca, i fratelli Cristiano e Matteo Callegari, Marco Scipione, Marco Prestini) nata in quel di Spaziomusica, che ha riproposto per intero il disco in questione, con una passione, una tecnica musicale, un... cuore, che raramente si vedono sui nostri palchi. La regia, curata da Enrico Maria Papes, essenziale ma di grande effetto (bella l'idea iniziale del giradischi, alzando la puntina, appoggiandola su di un mitico vinile gracchiante d'ordinanza). La regia musicale, di grande impatto, dalla mano sapiente di Ellade Bandini. Grandi i Sacher Quartet, ormai una certezza, con cori di millimetrica bravura, ed interventi parlati da attori consumati. E poi, le partecipazioni, diciamo cosi extra: Ares Tavolazzi al contrabbasso, sempre un mostro di bravura; un Vince Tempera che, con poche note di piano, ha calato il Fraschini in un momento molto intimo; e poi il grande, grandissimo Ellade Bandini alla batteria, ancora carico di un'energia spaventosa. Ellade ed Ares, rullante e contrabbasso, in un angolo del palco, poca luce, ma non serviva, hanno illuminato loro la scena. In conclusione, una serata magica, davvero. Una botta alle solite frasi, trite e ritrite, della Pavia che non partecipa: alla faccia! Ecco, dopo aver metabolizzato per qualche giorno l'evento, ho capito (almeno penso) che, fondamentalmente, una «Terra in bocca» come questa è mossa, soprattutto, da una cosa, un movimento, che non tutti hanno: «un grande cuore». Tutti in piedi, e battere le mani.
Carlo «Hot Mama» BotteriPavia

BASTIDA
Una centrale elettrica
nata al buio

Caro direttore,
le inviamo questa lettera per segnalarle che il titolo «Un impianto a biogas a Bastida Pancarana. Energia per il paese» relativo all'articolo pubblicato il 9 aprile si è purtroppo dimostrato solo in parte veritiero. Infatti è vero che si vuole realizzare una centrale presso la cascina Santa Caterina ma questa fornirà elettricità all'Enel e non al paese di Bastida Pancarana che non godrà proprio di nessun beneficio sulle bollette.
Il progetto della nuova centrale è stato approvato in sede di Conferenza dei servizi nel 2008 con il consenso del sindaco di Bastida, ma la cittadinanza non è stata informata. Purtroppo il sindaco ha preso questa decisione senza neppure riunire il consiglio comunale. Cittadini e Comune sono stati messi di fronte al fatto compiuto: l'avvio (a sorpresa) dei lavori. Abitanti (e consiglieri comunali) sono quindi stati trattati più come sudditi che come cittadini. Apparentemente è stata fatta la scelta di privilegiare gli interessi di un singolo privato rispetto a quella della cittadinanza. Ma, nonostante l'inizio dei lavori, le domande e le perplessità di fronte alla nuova centrale sono molte. Sono stati concessi tutti i permessi e le autorizzazioni necessarie? Come è possibile che una centrale elettrica venga realizzata in sicurezza a pochissimi metri dall'argine del fiume Po e a circa 400 metri dalle abitazioni, come accade attualmente? Quali provvedimenti verranno adottati per garantire i cittadini dall'inquinamento da gas e da rumore? Perché il permesso è stato concesso senza nessuna condizione a favore della cittadinanza? E anche: è davvero necessario che i contribuenti italiani paghino di tasca loro per finanziare la produzione di elettricità generata da alimenti preziosi come frumento e mais? Non è opportuno sospendere i lavori in attesa di fornire i necessari chiarimenti e di rispondere alle legittime preoccupazioni dei cittadini? Il sindaco afferma che avrebbe indetto un'assemblea cittadina: vorremmo che fosse di parola.

Emanuele Calvi / Paola della Franca / Enrico Grazzini / Genet Mesfin Berhe / Laura Sessa / Bastida Pancarana