ARCHIVIO la Provincia Pavese dal 2003

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COSI’ L’ASSESSORE
L’impatto ambientale
per la multisala a Pavia

 Vorrei rispondere alla recente lettera del prof. Walter Minella sul progetto della multisala a Pavia.
 Iniziano da quanto ho affermato in un’intervista fatta al giornale nella quale rispondo ad un’interrogazione fattami dal consigliere Vigna nella quale mi si chiede se per la realizzazione della multisala Oberdan la legge preveda la valutazione di impatto ambientale. Bene, ho risposto chiaramente che la legge non la prevede perché i parcheggi che saranno realizzati sono inferiori a 500, dato che è citato nella normativa già menzionata nell’intervista.
 Nulla di più! Il resto lo ha aggiunto Minella. Il ragionamento fallace che Minella mi attribuisce è il suo di ragionamento, non il mio! Che le premesse non giustificano una conclusione, è un ragionamento che ha fatto Minella non io! Io ad una legittima domanda del consigliere Vigna su una norma, ho risposto con la norma senza interpretarla perché lei mi insegna, prof. Minella, che è così che si fa.
 Parliamo ora un attimo degli elementi non formali ma sostanziali che Minella trascura. Questo progetto nasce sotto le amministrazioni di centrosinistra che negli ultimi dieci anni hanno governato la città e delle quali il Minella ha fatto parte anche con incarichi rilevanti (consigliere comunale per due legislature, presidente di commissione e non per ultimo assessore), avendo pertanto tutta la titolarità necessaria per poter chiedere lui stesso quella valutazione di impatto ambientale che oggi chiede a gran voce.
 Ricordo inoltre che questo progetto non è nella fase iniziale ma ha già fatto gran parte del suo percorso. Il prof. Minella non ignorerà che esiste una determinazione datata 14/05/2008, con la quale si affida la progettazione e la realizzazione della multisala, assunta quando lui sedeva nei banchi della sua maggioranza. Inoltre il 20/11/2008 la giunta in una direttiva approva la bozza definitiva di convenzione ai fini della stipula contrattuale.
 Ora appare evidente che l’allora consigliere Minella aveva tutti gli strumenti e soprattutto gli argomenti per poter incidere sia nel percorso tecnico del progetto sia in quello politico. Ma di questo, caro Minella, non c’è traccia. Allora aveva ragione il poco noto filosofo calabrese Antonio Bilotta quando diceva: «Che è successo? Ma io c’ero? E se c’ero dormivo?».
Luigi Greco assessore ai Lavori pubblici, Pavia
 P.S.: Sull’elevatissimo rischio dei risarcimenti irresponsabilmente pattuiti dalla giunta Capitelli io non ho mai detto nulla, ma se vuole possiamo affrontare anche questo argomento quando e dove vuole.


PAVIA, IL RICORDO
Giovanni Lanzi
un uomo straordinario

 Al bell’articolo della Provincia pavese su Giovanni Lanzi, vorrei aggiungere alcune note personali su quest’uomo straordinario - aggettivo pienamente meritato - e le mie valutazioni saranno probabilmente condivise da tutti coloro che l’hanno conosciuto. Tanto più straordinario quanto più agiva in modo da non «apparire», teso al bene verso il prossimo con rara intensità e animato da un amore per la vita così profondo da farci ora sembrare il mondo diverso, decisamente più vuoto, senza la sua presenza tuttavia così discreta.
 Neuropsichiatra infantile, certo luminare in questo campo e fondatore di strutture fondamentali nel settore nel tessuto della nostra città (una punta di eccellenza a livello nazionale)... ma quante persone adulte hanno fatto ricorso a lui e ne hanno avuto un aiuto essenziale! (Forse sapeva cogliere quanto di fanciullesco c’è in ciascuno di noi). Quegli occhi penetranti ti scavavano dentro e disgregavano inesorabilmente il nocciolo dei tuoi problemi: un faro per ritrovare la strada maestra.
 La riluttanza ad «apparire» non significava affatto una vita appartata: il gusto dell’amicizia è stato infatti la sua felicità. Colmava con delicatezza lo spazio dell’amicizia, sempre timoroso di essere invadente, con totale rispetto per chi aveva credenze diverse dalle sue. Professionista stimatissimo, ma anche persona amata da chi gli è stato vicino. Questo, di riflesso, gli ha dato una grande forza quando è stato costretto a convivere con le proprie sofferenze.
 Persona da cui emanava un candore delizioso nella conversazione, colto qual era, per esempio quando parlava di musica lirica, lui per tanti anni fedele abbonato alla Scala. Candore e dolcezza che convivevano insieme a sicurezza e severità professionali, e al rigore morale, e ne costituivano il fascino discreto.
Sandro Coda Pavia

TANTI LEGAMI
Il prefetto Renato Profili
grande amico di Pavia

 Mi sembra sia stata un’ottima idea quella de «La Provincia Pavese» di aver ricordato il caro prefetto Renato Profili, recentemente scomparso, con una foto che lo ritrae accanto all’allora sindaco Andrea Albergati.
 Tra i due esisteva un feeling eccezionale, legato ad una grandissima stima reciproca. Ricordo che quando proposi di conferire il «San Siro» al dott. Profili, che da poco aveva lasciato Pavia per Messina, mi fu risposto dal dirigente competente che la sua candidatura, vista la stima che si era conquistato, non avrebbe incontrato opposizioni.
 Egli, peraltro, si ritenne tanto onorato per questa onorificenza da venire appositamente da Messina per riceverla, in quanto la considerava un riconoscimento dell’opera appassionata che aveva svolto in questa città a cui si sentiva molto legato.
 A dimostrazione di ciò posso dire che le fotocopie delle notizie pavesi più significative, in modo particolare quelle pubblicate dal giornale «La Provincia pavese», da me inviate, per accordi presi, a casa Profili, prima a Messina, poi a Palermo ed, infine a Napoli, sono sempre state molto apprezzate.
 Sono certo che il consiglio comunale della nostra città provvederà a ricordarlo ufficialmente come merita.
Sebastiano Caronni Orsenigo Pavia

DAL PREMIER AL PD
Scontro tra le Istituzioni
e anche per i cattolici

 In Italia si dice che «la legge è uguale per tutti». In apparenza, non per i Magistrati. Sembrano forse essere gli unici lavoratori immuni dai virus della responsabilità. Bravo chi ricorda una toga messa in manette (sia pure per errore...) o che sia stata obbligata dalla Legge a pagare per danni arrecati. La cosa triste avvenne quando, per correggere l’esito referendario dell’87 che attribuiva ai magistrati la responsabilità civile, con la Legge 117/88 si stabilì che gli errori dolosi o colposi dei magistrati fossero sostanzialmente pagati dallo Stato. La scelta referendaria del popolo fu elusa.
 L’impressione che da Tangentopoli in poi la Magistratura abbia interferito in maniera pesante nella vita politica italiana è assai diffusa. E’ forse giunto il momento di riesaminare la «questione giustizia»? Lo scontro tra le Istituzioni su questo problema è devastante. Vere picconate alla democrazia. Cossiga, grande navigatore, afferma che in politica non ci si arrabbia mai. Quando si ricevono le bastonate, si deve parlar bene di chi ci bastona. Berlusconi queste cose purtroppo non le sa e non ha ancora imparato le lezioni.
 Gli scontri e le guerre intestine sono arrivate evidenti anche al di là del Tevere. L’ora di religione per la comunità mussulmana ha diviso la nomenklatura vaticana. Due le correnti di pensiero che si urtano palesemente da posizioni diametralmente opposte. Gli interventi discordi e inopportuni di alcuni cardinali hanno messo a disagio i cattolici costretti a vedere nella sola Lega l’unica componente sociale che difende le radici cristiane del popolo italiano. Del resto le dure e inutili parole usate da Franceschini per criticare l’onorevole cattolica Binetti sull’omofobia («E’ un problema la sua permanenza nel Pd») hanno lasciato intuire che la frangia cattolica del Pd è discriminata ed emarginata.
 Perse le primarie, Franceschini e i Veltroniani si sono dati subito alla guerriglia all’interno del partito. Dopo i «volemose bene» della vigilia... Bersani si trova a fare subito i conti con le prime grane e le microscissioni di Rutelli & Co.
Nando Mascherpa Moderati e Riformisti, Pavia

PAVIA, LA TRADIZIONE
Dolcetto? La pangialdina
va sempre bene per noi

 Bravo Giorgio Boatti, «metuma i rob in ciar». Non si può andare al cimitero per il ricordo dei morti con il cappello e la maschera, vestiti da fantasma o vampiro, con una zucca vuota in testa, ridendo e scherzando. La morte è una cosa seria!
 Gli americani e gli anglossassoni facciano pure questa stupida festa. Ma in Italia al limite, invece del 1º novembre, si potrebbe fare al 1º febbraio come macabro inizio del carnevale.
 Portiamo i nipotini e i bambini al cimitero per una visita ai defunti raccontando loro cosa aveva fatto di buono il nonno e quali grandi insegnamenti di vita ci ha trasmesso. E poi non portiamoli al «fast food», ma a casa offriamo i ceci e una bella «pangialdina» come dolcetto.
- Gino Cella / Pavia