la Provincia Pavese — 22 ottobre 2009
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sezione: CRONACA
GARLASCO. Quaranta giorni: il tempo concesso dal municipio a Ivo Pignatti, proprietario della fonte miracolosa alla cascina Prevosta, per smantellare lamianto e risanare larea giudicata dallAsl in condizioni igieniche precarie. Ma nellavvio di procedimento, il Comune ha chiesto di visionare anche i documenti sulla denuncia di regolarità urbanistica del fabbricato. «Che si tratti di rimuovere lamianto - è la reazione di Pignatti - o di procedere per vie legali contro questi provvedimenti, mi vedrò costretto a chiedere un obolo agli ammalati che vengono a bere lacqua. Perchè se resto aperto lo faccio per loro». La casotta si trova in zona agricola, in via Cà Bassa, oltre la provinciale, nel cuore del Parco del Ticino. Tra un mese abbondante, ad atti visionati, saranno il Comune e lente Parco a esprimere parere sul destino della fonte, per cui non si esclude un cambio di destinazione duso. «Ho costruito la baracca con le mie mani nel 1976 - ha aggiunto Pignatti, 80 anni, di Vigevano, imprenditore tessile - Non ho mai presentato nulla in Comune, allepoca le cose erano diverse. Adesso però questa cascina dà fastidio a tutti. E lamianto? Se chiedono a me di toglierlo, allora si faccia altrettanto con altri». Pignatti non ha mai condiviso i controlli di cui è stata oggetto la sua risorgiva, la stessa da cui zampilla lacqua imbottigliata da tanti visitatori che le riconoscono misteriose capacità curative. Ad agosto lAsl di Pavia lha dichiarata non potabile per eccesso di bentazone. Qualche settimana fa, un secondo sopralluogo, dopo un esposto dei residenti, ha rivelato lastre di amianto e uno stato generale di degrado. LAsl di Pavia ha poi condiviso il rapporto con il Comune, chiedendo di prendere provvedimenti. Adesso Pignatti ha 40 giorni per dimostrare di essere in regola, anche se non esclude vie legali. Ancora ieri ha ribadito la determinazione a tenere aperta la fonte. «Qui arriva gente con problemi seri - ha aggiunto luomo - Di loro mi interessa, a loro chiederò un contributo per difendere questo posto». Pignatti non ha mai preteso soldi. Ha sempre sostenuto di devolvere ai frati di Vigevano le offerte. Dalla scorsa estate ha investito sullarea aggiungendo una quindicina di rubinetti a lato fonte e facendo posare la ghiaia nel cortile. Sulla vicenda il sindaco è tassativo: «Lamianto va rimosso, la regolarità urbanistica verificata in rapporto alla zona e allepoca in cui è stata costruita la cascina. Quanto allobolo, non so a che titolo, ma se la legge glielo permette è libero di fare ciò che crede».
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Simona Bombonato