domenica 21.03.2010 ore 19.55

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«Prevosta, via l amianto» Pignatti: userò le offerte

  GARLASCO. Quaranta giorni: il tempo concesso dal municipio a Ivo Pignatti, proprietario della fonte “miracolosa” alla cascina Prevosta, per smantellare l’amianto e risanare l’area giudicata dall’Asl in condizioni igieniche precarie. Ma nell’avvio di procedimento, il Comune ha chiesto di visionare anche i documenti sulla denuncia di regolarità urbanistica del fabbricato.  «Che si tratti di rimuovere l’amianto - è la reazione di Pignatti - o di procedere per vie legali contro questi provvedimenti, mi vedrò costretto a chiedere un obolo agli ammalati che vengono a bere l’acqua. Perchè se resto aperto lo faccio per loro». La casotta si trova in zona agricola, in via Cà Bassa, oltre la provinciale, nel cuore del Parco del Ticino. Tra un mese abbondante, ad atti visionati, saranno il Comune e l’ente Parco a esprimere parere sul destino della fonte, per cui non si esclude un cambio di destinazione d’uso. «Ho costruito la baracca con le mie mani nel 1976 - ha aggiunto Pignatti, 80 anni, di Vigevano, imprenditore tessile - Non ho mai presentato nulla in Comune, all’epoca le cose erano diverse. Adesso però questa cascina dà fastidio a tutti. E l’amianto? Se chiedono a me di toglierlo, allora si faccia altrettanto con altri». Pignatti non ha mai condiviso i controlli di cui è stata oggetto la sua risorgiva, la stessa da cui zampilla l’acqua imbottigliata da tanti visitatori che le riconoscono misteriose capacità curative. Ad agosto l’Asl di Pavia l’ha dichiarata non potabile per eccesso di bentazone. Qualche settimana fa, un secondo sopralluogo, dopo un esposto dei residenti, ha rivelato lastre di amianto e uno stato generale di degrado. L’Asl di Pavia ha poi condiviso il rapporto con il Comune, chiedendo di prendere provvedimenti. Adesso Pignatti ha 40 giorni per dimostrare di essere in regola, anche se non esclude vie legali. Ancora ieri ha ribadito la determinazione a tenere aperta la fonte. «Qui arriva gente con problemi seri - ha aggiunto l’uomo - Di loro mi interessa, a loro chiederò un contributo per difendere questo posto». Pignatti non ha mai preteso soldi. Ha sempre sostenuto di devolvere ai frati di Vigevano le offerte. Dalla scorsa estate ha investito sull’area aggiungendo una quindicina di rubinetti a lato fonte e facendo posare la ghiaia nel cortile.  Sulla vicenda il sindaco è tassativo: «L’amianto va rimosso, la regolarità urbanistica verificata in rapporto alla zona e all’epoca in cui è stata costruita la cascina. Quanto all’obolo, non so a che titolo, ma se la legge glielo permette è libero di fare ciò che crede». - Simona Bombonato

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