Veltroni: Dario vuole grande il Pd

GENOVA.«Sul palco di Genova ho ribadito che, senza vocazione maggioritaria, non c'è Pd. O il Pd è il grande fulcro riformista di un'alleanza basata su un programma di cambiamento oppure non è. L'idea di tornare alla linea evolutiva di una trasformazione pura e semplice della sinistra è sbagliata». Dice Walter Veltroni, ex segretario Pd, a Genova per presentare il suo romanzo «Noi».
Il suo progetto resta giusto?
«Mettiamola cosi. Il 33,7% che abbiamo ottenuto è stato un risultato straordinario. Mai visto nella storia del riformismo in Italia. Da li bisognava partire per ridare forza, energia e sostanza al progetto».
Franceschini che garanzie dà?
«Ho già dichiarato, e lo confermo, di voler restare fuori dalla vicenda congressuale. Ma ho lavorato con Dario, è stato il mio vicesegretario, so che è convinto del fatto che il Pd debba coltivare un'ambizione grande e non l'ambizione di essere un piccolo partito che partecipa alla costruzione di un'alleanza confusa. In altri termini, so che Franceschini vuole essere il segretario di un partito che si propone di costruire un'alleanza di cui il Pd stesso è cuore e perno, come in tutti i paesi in cui è cresciuta una forte alternativa democratica».
E le manovre al centro?
«Se il Pd si trasforma in un soggetto più tradizionalmente collocato dentro la linea evolutiva della sinistra, rischia di riaprirsi uno spazio al centro, che riporterebbe indietro l'Italia di vent'anni».
Roberta Giani