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«In quell’acqua c’è un diserbante»

 GARLASCO. L’acqua della Prevosta non è potabile. Gli esami dell’Asl di Pavia hanno rivelato una concentrazione di bentazone - un tipo di erbicida usato nella risicoltura - tre volte superiore ai limiti di legge: 0,30 microgrammi litro sugli 0,10 consentiti ai fini del consumo umano. Il Comune ha emesso l’ordinanza con cui impone il divieto di bere dalla fonte della cascina di via Cà Bassa, alla Bozzola, dove si dice sgorghi acqua dalle proprietà curative. Acqua che nei giorni scorsi era risultata troppo ricca in ferro e manganese, sostanze non influenti ai fini della potabilità, ma indesiderabili dal punto di vista del sapore, che rendono amaro e acidulo. Eppure i «pellegrini» non mollano. E anche ieri, nonostante i cartelli di avvertimento sulla non potabilità dell’acqua la zona è tornata ad affollarsi la mattina presto. I primi alle 8, tutti a piedi sotto il sole dal parcheggio che il Comune ha ricavato da un campo incolto prima della svolta verso la Prevosta. Tra gli scettici («non credo non si possa bere») e gli indifferenti («non mi interessa, noi la beviamo lo stesso»), è scattata la raccolta firme spontanea. Sull’agenda messa a disposizione da Ivo Pignatti, padrone del terreno dove sgorga la fonte, i visitatori appuntano le generalità e gli eventuali benefici dell’acqua. «La nostra paura è che vogliano fare chiudere questo posto - ha spiegato Rodica Busujuc, 29 anni, gropellese di origine rumena - . Sto firmando perché è ingiusto non dare la possibilità di sperare a chi ha problemi di salute. Io non ne ho, ma so di persone che sono state meglio». Parole che si ripetono in continuazione. Chi arriva alla Prevosta quasi non bada all’ordinanza, né tanto meno all’indicazione a caratteri cubitali che riporta in sintesi l’informazione elaborata da Pavia. Acqua non potabile, si legge già all’ingresso. Il primo a non condividere il risultato delle analisi è stato proprio Ivo Pignatti. «Io la bevo dal 1976 e non è mai accaduto nulla - ha detto - . La falda è a una profondità di 14 metri, impossibile filtrino pesticidi e diserbanti». Il signor Ivo racconta di aver stimato un migliaio di visitatori tutti i giorni da lunedì, anche se in teoria la cascina aprirebbe solo nel weekend. «Ho una dermatite alle mani da tre anni - la testimonianza di Alessandra Tomati, 29 anni, di Alessandria - . Ho deciso di tentare anche questa, non si sa mai». L’acqua non dà problemi se usata per gli impacchi, l’importante è non berla. Nei giorni scorsi il sindaco Spialtini ha emesso una prima ordinanza cautelativa, poi il verdetto dell’Asl: bentazone oltre i limiti. «Va tutelata la salute di migliaia di persone - il commento del sindaco - . Se siamo di fronte a un fenomeno di massa lo vediamo a settembre».
Simona Bombonato