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A un anno dalla vittoria l’Expo di Milano è fermo

 MILANO. Passerà in sordina, senza clamori né festeggiamenti, il primo anniversario dell’assegnazione dell’Expo 2015 a Milano. A un anno dalla vittoria, sancita a Parigi lo scorso 31 marzo, la macchina organizzativa dell’esposizione universale italiana è ancora ferma ai blocchi di partenza, in attesa che si sciolgano i nodi sull’organigramma della società di gestione e le incognite sui finanziamenti.
 Eppure l’affermazione schiacciante su Smirne, battuta con 21 voti di scarto all’assemblea del Bie, e l’entusiasmo per un evento che promette di rinnovare le infrastrutture in Lombardia e di generare un indotto di oltre 40 miliardi di euro, avevano lasciato sperare in una partenza di scatto. Già l’indomani, il primo aprile, il premier Romano Prodi aveva tenuto a battesimo il comitato di pianificazione, in attesa della definizione dell’organismo di gestione vero e proprio. E il giorno dopo il sindaco di Milano, Letizia Moratti, annunciava al consiglio comunale: «La nostra città è stata capace di fare gioco di squadra e questo lavoro di squadra continuerà».
 A distanza di un anno, tuttavia, la società Expo 2015 spa, nata il primo dicembre dopo un lungo braccio di ferro tra governo ed enti locali sui suoi reali poteri, non ha ancora un amministratore delegato e al momento può contare su un capitale sociale di appena 120 mila euro. Per l’organismo che ha il compito di organizzare l’evento e di allestire il sito della manifestazione di fianco al nuovo polo fieristico di Rho-Pero, l’uscita da questa impasse dovrebbe arrivare il prossimo 9 aprile quando l’assemblea dei soci approverà la ricapitalizzazione di So.Ge. e nominerà, salvo colpi di scena, i due nuovi membri del board al posto dei dimissionari Paolo Glisenti, braccio destro di Letizia Moratti, e Angelo Provasoli, ex rettore della Bocconi. Alla guida della società, presieduta da Diana Bracco, numero uno di Assolombarda, dovrebbe arrivare con il ruolo di amministratore delegato l’ex ministro dell’Innovazione Lucio Stanca, mentre Provasoli potrebbe essere sostituito da Leonardo Carioni, presidente leghista della Provincia di Como. Ad infiammare i rapporti tra governo ed enti locali in questi mesi hanno contribuito anche i dubbi sulla copertura finanziaria delle infrastrutture. Dei 15,8 miliardi per le opere essenziali e connesse, lo Stato deve ancora reperire circa 1,8 miliardi anche se il Cipe ha recepito un’informativa del sindaco Moratti con l’impegno di spesa per tutti gli interventi previsti nel dossier di candidatura. «Non abbiamo un minuto, un secondo di ritardo», ha rassicurato pochi giorni fa Roberto Formigoni.