ARCHIVIO la Provincia Pavese dal 2003

«Lo stato vegetativo è vita da rispettare»

 VIGEVANO. Cinque pazienti in stato vegetativo, e altri due che lo sono stati fino a poco tempo fa, ma si sono risvegliati. «Ma non c’è da gridare al miracolo - sottolinea subito il Massimo Croci, direttore della Residenza sanitaria per disabili in via Manara Negrone, della Fondazione Maddalena Grassi -. Il risveglio c’è quando si inizia ad avere una risposta continua ad alcuni stimoli e chi si risveglia da uno stato vegetativo resta comunque portatore di una grave disabilità». Però, sottolinea il dottor Croci, il risveglio è possibile «e bisogna anche dare alle parole il loro giusto significato: quando si parla di stato vegetativo, non significa, come pensano molti, che la persona sia ridotta alla stessa funzionalità di un vegetale, ma ci si riferisce al sistema neuro-vegetativo, che regola le funzioni non volontarie dell’organismo, come, ad esempio, il battito cardiaco». Il caso di Eluana Englaro, ha riacceso l’attenzione sulla situazione dei pazienti in stato vegetativo. Nella struttura vigevanese sono seguiti con grande cura dal personale, con il coordinamento di Silvana Tosco, che spiega: «C’è una relazione costante con queste persone. Quando si entra nella loro stanza si parla con loro, il personale indossa camici colorati, e le risposte agli stimoli, anche se possono sembrare impercettibili, in realtà si vedono quotidianamente». Ai famigliari, la porta della Residenza è aperta dalle 8 alle 20: mamme, papà, fratelli e sorelle, mogli possono andare a trovare i loro congiunti quando vogliono, proprio perché alla Fondazione Grassi sono convinti che il contatto frequente con i parenti sia uno stimolo positivo: «Si crea un legame molto stretto tra di loro. C’è un ragazzo, in stato vegetativo, che sorride quando sente che nella stanza entra la madre» spiega il dottor Croci. I cinque ospiti hanno un’età compresa tra i 23 e i 60 anni, sono di Vigevano, Mortara, Cassolnovo. Uno di loro è entrato in stato vegetativo dopo un grave infortunio sul lavoro, tre dopo incidenti stradali e una persona dopo un’emorragia cerebrale. Le due donne che si sono risvegliate hanno rispettivamente 19 anni (in stato vegetativo dopo la grave complicanza di una polmonite bilaterale che le ha tolto ossigeno al cervello per un periodo lungo) e 45 anni (una donna colpita da un grave problema infettivo). Del caso di Eluana si è parlato anche tra i famigliari dei pazienti ospitati nella struttura di via Manara Negrone. «Non ho mai ricevuto da nessuno di loro la richiesta di sospendere l’alimentazione artificiale - spiega Croci - e, in ogni caso, noi qui non accetteremmo di sospenderla, perché non è accanimento terapeutico, visto che l’alimentazione non è una terapia». Nel caso di Eluana più volte è stata posta la domanda: «Questa è vita?». «Sì, per noi anche questa è vita - sostiene il dottor Croci - disagiata, ma è vita. Non ho mai visitato Eluana ma, ad esempio, vedendo le immagini di Terry Schiavo dico che non era in una situazione molto diversa dai nostri pazienti. E su Eluana ora si è scatenata una battaglia ideologica, dall’una e dall’altra parte, di cui questa ragazza è diventata uno strumento». (d.a.)

  • Articoli correlati - GIORNALI LOCALI GRUPPO ESPRESSO
  • Contenuto a pagamento

    Messaggero Veneto

    Senza Titolo

  • Contenuto a pagamento

    Messaggero Veneto

    Senza Titolo

  • Contenuto a pagamento

    Messaggero Veneto

    Senza Titolo

  • + Altri risultati
Foto correlate - Repubblica.it Foto Gallerie

Siria, la strage continua

(09 febbraio 2012)