L'avvocato che fu accanto a Forni nella presa di Palazzo Marino

bPAVIA. /bAi funerali di Angelo Bellani, è l'avvocato e deputato fascista Luigi Lanfranconi a denunciare il patto di pacificazione con i socialisti, che era stato firmato nella primavera precedente da Gandolfi per il Psi e dall'ingegner Perazzo per i fascisti. Quel giorno a Villanterio, riferisce La Provincia pavese del 23 ottobre 1921, «il Fascio pavese ha pubblicato un manifesto invitando la cittadinanza ad esporre le bandiere abbrunate; infatti i corsi furono imbandierati con tricolori a lutto». Lanfranconi, sorta di eminenza grigia del fascismo, dà voce alla sete di vendetta degli squadristi, decisi a far pagare con il sangue il conto della morte del loro giovane camerata. La notte del 7 novembre 1921 si scatena la rappresaglia. «Le case dei comunisti e degli Arditi del popolo - scrive Clemente Ferrario nel suo Le origini del Pci nel Pavese - sono messe a fuoco». Con il suo discorso, Lanfranconi liquida un patto che era già nato zoppo, una tregua violata sistematicamente e che aveva prestato il fianco a strani compromessi nell'ambito delle trattative condotte a livello locale. Come a Casteggio, dove l'intesa - siglata con la mediazione dell'arciprete, don Testone - prevede che i socialisti diano lo sfratto ai comunisti dalla Casa del popolo. Fascista «in doppiopetto», Lanfranconi non esita, però, ad indossare la camicia nera e ad impugnare il manganello quando la situazione lo richiede. E' al fianco di Cesare Forni, ras del fascismo lomellino, nell'assalto a Palazzo Marino, sede dell'amministrazione comunale milanese, come testimonia la celebre foto che li ritrae davanti all'edificio appena espugnato, con conseguente cacciata della giunta socialista. Forniano di ferro, dunque, salvo poi prendere le distanze quando Forni romperà con il duce e lascerà il movimento per fondare i fasci dissidenti. Questo è l'uomo, questi i tempi.BR