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La Cassazione: bancarotta per Geronzi

 ROMA. L’accusa di bancarotta fraudolenta può convivere con quella di estorsione e tra le due imputazioni - contrariamente a quanto sostenuto dal Gup di Parma Roberto Spanò nel decreto di proscioglimento emesso, lo scorso aprile, a favore di Cesare Geronzi, Sergio Cragnotti e Riccardo Bianchi Riccardi nel filone Eurolat del processo Parlamat - non c’è «alcuna inconciliabilità». Per questo la Cassazione, che lo spiega nelle motivazioni della sentenza 43171 depositate ieri, lo scorso 16 ottobre ha annullato la decisione del gup parmigiano aprendo la strada, quanto meno in linea teorica, alla doppia imputazione per il presidente di Mediobanca, per l’ex patron della Cirio e per il manager del gruppo alimentare. In pratica, però, la Suprema Corte sembrerebbe propendere per la sussistenza della sola accusa di bancarotta per Geronzi. La Cassazione ha infatti dei dubbi sulla eventualità che sia di natura «estorsiva» il rapporto tra Geronzi e Calisto Tanzi, anzi ritiene «non possibile relegarlo» a questa ipotesi, dal momento che l’imprenditore di Collecchio era stato nominato nel Cda della Banca di Roma di Geronzi. In proposito i supremi giudici di più non dicono. Sarà il Tribunale di Parma, che dovrà rivedere il «sì» al proscioglimento. La Suprema Corte inoltre ritiene «distonico e contraddittorio» il proscioglimento di Cragnotti e Bianchini Riccardi dall’accusa di estorsione aggravata ai danni di Tanzi dal momento che in più passaggi il gup evidenzia come «Geronzi e Cragnotti hanno proceduto in tandem» nel coartare la volontà di Tanzi ad acquistare Eurolat dalla Cirio.