Chiesa, amarcord rossonero

BR bVOGHERA. /bbQuando cominciò ad occuparsi di affari e conti e pasticci societari, la Voghe se ne stava beatamente in serie C e lui era un ragazzo di 26 anni, diplomato in ragioneria e con un impiego alla Banca commerciale di Milano. Da allora è passato quasi mezzo secolo, e la storia rossonera per la prima volta farà a meno di lui, Ferruccio Chiesa, il /bragiunatb, segretario e anima del club che lascia via Facchinetti con il cambio di gestione che ha consegnato il glorioso Voghera nelle mani di Roberto Ascagni.BR /b Un cambio di proprietà tutt'altro che indolore, intriso anzi di veleni. Chiesa non si sottrae alla polemica - vedi articolo a fianco - ma neppure alla carrellata di ricordi e sensazioni personali che racconta molto della saga rossonera dal dopoguerra a oggi.BR bChiesa, partiamo proprio dall'inizio, da come è sbocciato il suo grande amore per il Voghera.BR /b«Allo stadio cominciai ad andare quando avevo 12 anni. Era la Voghe di Albani e Biciaku. Lui e il fratello, figli di un principe, erano scappati dall'Albania. Al Comunale c'erano solo due tribunette, ma quanti tifosi e quanto entusiasmo. La tribuna, quella grande, coperta, da 1700 posti, la volle l'allora sindaco Betto. Era il 1981, fu inaugurata in una partita con il Legnano. Mancava ancora il tetto, ma venne usata comunque, su decisione di Betto e del comandante dei carabinieri, il mitico Bevacqua. Fini 3-0 per noi».BR bIl Chiesa dirigente quando nasce?BR /b«Nel '59. Cominciai dando una mano a Primo Giorgi, un grande personaggio che mi ha insegnato molto. Presidente era Gianluigi Stringa, in panchina c'era Giuseppe Facchini. Uscii nel '70, per rientrare nel '73, dopo il fallimento della società. Fu io a organizzare la sottoscrizione popolare che consenti l'iscrizione alla Prima categoria, con Benito Matti e poi i due Imperiale, Federico ed Ermanno, alle redini del club risorto. Mi occupai anche della seconda sottoscrizione che si rese necessaria nel '77, quando i fratelli Imperiale si fecero da parte. Ricordo che raccogliemmo duecento milioni di lire, somma per l'epoca davvero considerevole».BR bLe tappe successive?BR /b«Fino al 1985 sono stato amministratore della società. Lascia a novembre di quell'anno, al termine della gestione Lavezzari, per rientrare nel '94 con Gastaldi».BR bLa Voghe più bella?BR /b«Quella di Lucchetti, Sannino, Broglia, Colloca, Seveso, Domenicali, una squadra seguita ogni domenica da 3.500 spettatori».BR bIl dirigente più stimato?BR /b«Gastaldi per capacità manageriali, Lavezzari per il suo approccio vulcanico, scoppiettante. Rammento un episodio, fra l'altro legato all'attuale allenatore Lombardo: fu indirettamente per causa sua se Lavezzari cacciò l'allora ds Marchisio, che aveva ceduto il giocatore all'Asti mentre lui voleva tenerlo».BR bNostalgia di quel calcio?BR /b«Allora contava la bandiera, adesso solo i soldi. I costi sono insostenibili e proprio per questo le squadre si fanno innanzitutto con i bilanci, non con i sentimenti. Ma allo stadio continuerò ad andare. La Voghe ce l'ho nel cuore».BR

Roberto Lodigiani