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I ministri leghisti disertano


 ROMA. Silvio Berlusconi contento come un bambino che gioca ai soldatini, Ignazio La Russa lievemente perplesso, Gianfranco Fini abbronzato come fosse agosto, un solo leghista precettato a rappresentare le armate del Nord, pezzi da novanta dell’opposizione assenti fatta eccezione per l’ex ministro della Difesa Arturo Parisi e Francesco Rutelli.
 La parata del 2 giugno, fatta al risparmio, rattristata dal lutto per la morte del capitano elicotterista Filippo Fornassi, disturbata dalla pioggia battente, è stata il termometro dell’Italia politica.
 Le Forze armate hanno ricevuto i complimenti di tutti, questo è fuor di dubbio. L’elogio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: «Hanno ben rappresentato lo spirito e le motivazioni che le animano e il significato innovativo del loro costante impegno al servizio del paese e della comunità internazionale, per la pace, per la sicurezza e lo sviluppo della società». La scoperta del ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna: «L’ingresso delle donne nelle forze armate è una cosa recente ma ha già dato i suoi primi frutti positivi». E via complimentando.
 Dietro le quinte ognuno fa quello che sa e dice quello che pensa. Silvio Berlusconi ne approfitta per l’ennessimo bagno di folla, stavolta da premier. Via dei Fori imperiali è intasata di uomini e mezzi, nel fuggi fuggi dal maltempo. Lui fermo in macchina non riesce proprio a stare. «Andiamo a piedi», intima alla scorta costernata. Del resto come si può resistere all’esortazione «Silvio santo subito» pronunciata da un gruppo di ragazzotti zuppi e irriverenti come a un concerto rock. Il premier scende, stringe mani, promette di risolvere tutto, impegnarsi per case e posti di lavoro. Accarezza bambini e fa l’occhiolino alle ragazze.
 Il percorso è breve, trecento metri fino a Palazzo Grazioli sua residenza romana. Silvio Berlusconi impiega tre quarti d’ora, una parola per tutti e il sorriso sempre rivolto alle telecamere. E’ raggiante, emozionato, determinato a «lavorare di più».
 Da lontano la Lega polemizza. O meglio polemizza Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione normativa. Non accetta accuse di defezione. La Lega ha mandato il senatore Sergio Divina, uno per tutti, come «ambasciatore», testuale. Calderoli è secco: «alla parata del 2 giugno non sono mai andato». Poi vorrebbe semplificare anche la questione della fame nel mondo: fa due conti e stabilisce che con i soldi della parata si potrebbero sfamare milioni di bambini.
 Non si parla di cifre. Non ne fa cenno il ministro della Difesa La Russa. Ma è chiaro che quest’anno si è speso proprio poco. Tutti a piedi, pochissimi mezzi, cavalli lo stretto indispensabile e per fare numero alla fine sono stati reclutati anche gli scout dell’Agesci. In cielo solo le Frecce tricolori, orgoglio nazionale e indispensabile sigla di chiusura della mattinata. Un quarto della sfilata affidato alla Protezione civile e alle forze di polizia. E’ la parata pensata dall’ex ministro Parisi, non a caso fra i primi a sfilare sono stati i fanti della Brigata Sassari.
 Si parla, e parecchio, di politica. L’appello di Napolitano a non dimenticare mai i principi della Carta costituzionale offre la battuta al presidente del Senato Renato Schifani. Per lui i valori vanno bene ma alla seconda parte vorrebbe fare «un maquillage». Forse non c’è relazione ma il Capo dello Stato a scanso di equivoci chiude la giornata con un monito: «Conto molto la funzione educativa e pedagogica che deve essere svolta dalle istituzioni e dalla scuola ma l’esempio deve venire dall’alto, dalle forze dirigenti del paese». E l’assenza dei ministri leghisti? gli chiede un giornalista. «Acuta osservazione» risponde il presidente.
- Lucia Visca