La Lomellina riscopre il «pursé negar»

bGARLASCO. /bbLo storico 'pursé negar" rinasce grazie alla passione dell'allevatore vigevanese Domenico Ubezio: nel suo allevamento della frazione Morsella di Vigevano sono già una trentina di fattrici. Per il riconoscimento formale da parte del ministero delle Politiche agricole, però, sono necessarie 150 scrofe e otto verri. «Ma questo obiettivo sarà raggiunto entro la fine dell'anno», ha spiegato Domenico Ubezio l'altra sera in un incontro tenuto in un agriturismo di Vigevano.BR /b Il 'maiale nero di Garlasco" è stato presentato da Ubezio, imprenditore edile e proprietario di diversi allevamenti suinicoli in Lomellina: al suo fianco, l'agronomo vigevanese Paolo Piccolino Boniforti e il docente universitario Giulio Pagnocco. L'allevamento del 'pursé negar" è una novità assoluta per la Lomellina, dove il suino era apparso nel Medioevo grazie a un'evoluzione del cinghiale. «Tutto iniziò nel 1967 a Molino del Conte, frazione di Cassolnovo: mio fratello vide una scrofa gravida, che avrebbe dato alla luce quattro maialini dal mantello grigio - ha ricordato Ubezio -. Poi, alla cascina Castagnola di Garlasco, i porcellini sono stati fatti accoppiare per dare vita ad altri esemplari di colore nero». Da li la famiglia Ubezio ha seguito un percorso fatto di passione e di ricerca. «Ho cercato fra i testi scientifici e gli articoli di giornale: del 'pursé negar ad Garlasc" si parlava già nel XV secolo - ha aggiunto -. Nel Quattrocento la cittadina lomellina era un famoso mercato del bestiame: da qui il nome di maiale nero di Garlasco». Proprio intorno alla denominazione si potrebbe aprire una diatriba: sembra, infatti, che il ministero voglia chiamare l'animale 'maiale nero di Lomellina". Si deciderà nei prossimi mesi. Ma prima di essere iscritti all'Albo nazionale registri dei suini riproduttori ibridi detenuto dall'Associazione nazionale allevatori suini, i 'pursé negar" di Ubezio dovranno raggiungere il numero di 158 fra scrofe e verri. Il raggiungimento dell'obiettivo è previsto per la fine dell'anno. L'altra sera, la storia del maiale nero è stata ripercorsa da Piccolino Boniforti. «Sino agli anni Settanta il nome 'pursé negar" era molto diffuso nell'intercalare dei cittadini vigevanesi e lomellini: ciò a dimostrazione di una radicata e diffusa conoscenza dell'animale che abitava le cascine lomelline - ha spiegato l'agronomo -. Recuperare una parola, un intercalare, un nome, un concetto e, in questo caso, un prodotto che ha segnato per centinaia di anni una cultura rurale e sociale, significa riequilibrare e riconiugare la tradizione con un nuovo modello imprenditoriale». L'allevamento del 'maiale nero di Garlasco" potrebbe anche arricchire l'attività agrituristica e di ristorazione fornendo un prodotto di qualità legato al territorio e alla sua cultura culinaria, sia per la trasformazione già denominata sia per quelle di nuova creazione. «Il 'pursè negar" può rappresentare la base genetica per incroci industriali ad alta resa», ha concluso l'agronomo.BR bUmberto De Agostino /b