la Provincia Pavese — 26 ottobre 2007
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sezione: SPETTACOLO
S. MARTINO SICCOMARIO. Luigi Malabrocca era un ciclista, un gregario, uno dei pionieri dellItalia del dopoguerra quando il Giro era levento sportivo più seguito. Uno di quelli che, nella memoria, sta ancora oggi accanto a Coppi e Bartali. Ma quando correva i campioni erano là davanti, a comandare, a piazzare la fuga, a prendersi gli applausi al traguardo. Lui invece in fondo, a guardare il gruppo che andava via tra i tornanti e la polvere. Malabrocca stava lì non perché fosse il più scarso: aveva scelto di arrivare ultimo. Aveva scoperto che si poteva vincere perdendo. A questo corridore che ebbe lintuizione semplice e geniale di elevare la sconfitta a marchio di successo, Matteo Caccia ha dedicato un monologo La maglia nera che, mischiando pezzi di radiocronaca, parti narrative, articoli di giornale, squarci di intervista allo stesso Malabrocca, note della fisarmonica di Gianni Coscia, rievoca la sua figura, le sue gesta, la sua storia. Soprattutto linvenzione di trasformare il simbolo degli ultimi, la maglia nera, appunto, in uno strumento per portare a casa soldi, insaccati, formaggi, damigiane di vino e sconfiggere la miseria. Lidea era nata dalla semplice constatazione che se non si arriva solo si sparisce nel gruppo. A meno che non si scelga di giungere in gloriosa solitudine alla fine. Dallidea ai fatti. Fino a diventare leggenda. LA MIGLIA NERA, di e con Matteo Caccia. Stasera (ore 21) al Teatro Mastroianni.