giovedì 18.03.2010 ore 07.08

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La storia di Malabrocca che vinceva perdendo

 S. MARTINO SICCOMARIO. Luigi Malabrocca era un ciclista, un gregario, uno dei pionieri dell’Italia del dopoguerra quando il Giro era l’evento sportivo più seguito. Uno di quelli che, nella memoria, sta ancora oggi accanto a Coppi e Bartali. Ma quando correva i campioni erano là davanti, a comandare, a piazzare la fuga, a prendersi gli applausi al traguardo. Lui invece in fondo, a guardare il gruppo che andava via tra i tornanti e la polvere. Malabrocca stava lì non perché fosse il più scarso: aveva scelto di arrivare ultimo. Aveva scoperto che si poteva vincere perdendo. A questo corridore che ebbe l’intuizione semplice e geniale di elevare la sconfitta a marchio di successo, Matteo Caccia ha dedicato un monologo “La maglia nera” che, mischiando pezzi di radiocronaca, parti narrative, articoli di giornale, squarci di intervista allo stesso Malabrocca, note della fisarmonica di Gianni Coscia, rievoca la sua figura, le sue gesta, la sua storia. Soprattutto l’invenzione di trasformare il simbolo degli ultimi, la maglia nera, appunto, in uno strumento per portare a casa soldi, insaccati, formaggi, damigiane di vino e sconfiggere la miseria. L’idea era nata dalla semplice constatazione che se non si arriva solo si sparisce nel gruppo. A meno che non si scelga di giungere in gloriosa solitudine alla fine. Dall’idea ai fatti. Fino a diventare leggenda. LA MIGLIA NERA, di e con Matteo Caccia. Stasera (ore 21) al Teatro Mastroianni.

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