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Tutti respingono le accuse

 LODI. In molti, uno dopo l’altro, si chiamano fuori dalla vicenda di «Rifiutopoli» gli arrestati quattro giorni fa e condotti in carcere dove tutt’ora si trovano. Respingono le accuse e negano responsabilità Walter Campolonghi e Sandro Vidi, i due imprenditori piacentini di San Nicolò arrestati nei giorni scorsi con le accuse di associazione per delinquere finalizzata al furto di sabbia dal Po e dal Lambro e danneggiamento di zone fluviali protette. I due piacentini hanno risposto alle domande del magistrato. Gli avvocati che li assistono hanno chiesto la revoca dell’ordine di custodia cautelare in carcere. L’indagine portata avanti dai carabinieri del Noe di Milano relativa al traffico di rifiuti pericolosi, ha fatto scattare le manette anche per altri imprenditori e due responsabili del settore ambiente della provincia di Lodi. I due piacentini, in particolare, hanno sottolineato ai giudici che prima di agire avevano avuto tutte le autorizzazioni del caso per bonificare le aree golenali dopo le piene dei fiumi e per scavare un canale navigabile nel Po, per trasportare il materiale agli impianti di Burlini e a quelli della Campolonghi. E sono stati sentiti ieri Paolo e Sandro Burlini, fratelli di 78 e 72 anni impegnati nell’omonima azienda con quartier generale a San Colombano al Lambro. Loro sono stati posti agli arresti domiciliari da quattro giorni proprio a San Colombano. Con le accuse contestate di associazione a delinquere finalizzata al trattamento illecito di rifiuti pericolosi, associazione a delinquere finalizzata alla realizzazione di una discarica abusiva di rifiuti speciali pericolosi, associazione a delinquere finalizzata al furto di sabbia e materiale litoideo nelle aree golenali dei fiumi Lambro e Po e disastro ambientale e danneggiamento ai danni di zone fluviali protette. A sostenerli l’avvocato banino Tiziano Giovanelli. Tranquilli risulta che entrambi abbiano respinto le accuse formulate spiegando di non conoscere cosa avvenisse di illecito nei loro stabilimenti, se qualcosa di illecito è avvenuto. E, poi, avrebbero hanno negato anche insomma di aver sottratto sabbia e ghiaia. Insomma: si sarebbero chiamati fuori da ogni addebito. E proprio questa sembra essere la linea portante per un gran numero di interrogatori relativamente a queste 11 custodie cautelari in carcere (più i due domiciliari, appunto). L’«io non c’entro» sembra essere assolutamente ricorrente. Mentre Monica Burlini, legale rappresentante della società Cremona Strade, avrebbe preso le distanze dalla gestione di fatto delle cave. Parlare di scarcerazioni, comunque, risulta ancora molto prematuro nonostante le prime richieste da parte dei legali.
Chiara Riffeser

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