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La Comunità montana a rischio tagli


 VARZI. La gente protesta, e tagliare i costi della politica è l’imperativo. Il ministro per le Regioni e le autonomie locali, Linda Lanzillotta, prepara così un disegno di legge che “taglia” anche le Comunità montane. In sintesi: non si può fare una comunità montana se almeno l’80 per cento dei Comuni che ne fanno parte è al di sotto dei 600 metri di quota. E in valle Staffora cosa succede?
 Potenzialmente succede un disastro: con l’allargamento della Comunità montana dell’Oltrepo Pavese a quarantasei Comuni rispetto ai ventidue originari, l’altitudine media è scesa ampiamente sotto i seicento metri che il disegno di legge in discussione fissa come quota indicativa per definire un territorio, appunto, montano.
 E’, dunque, la fine della Comunità allargata? Se il progetto di legge del ministro Linda Lanzillotta dovesse passare così come è stato presentato, le speranze di sopravvivenza della comunità montana d’Oltrepo sarebbero davvero ridotte al minimo.
 Ma ad ascoltare le voci dei parlamentari locali, a Roma non è detta l’ultima parola. Precisato questo, però, va anche aggiunto che le voci critiche sull’allargamento sono forti. Più forte di tutte, quella di Paolo Affronti, deputato Udeur, che non usa mezzi termini: «Non ci si deve scandalizzare delle comunità montane al sud soltanto perchè sono al sud - taglia corto Affronti -. Anche a Pavia succede qualcosa che merita, quantomeno, una riflessione. Allargare la Comunità montana a 46 Comuni scendendo fino alle rive del Po significa agire senza avere nessun rispetto del significato delle leggi: si vanifica il senso delle comunità montane che sono enti nati per tutelare chi vive in aree disagiate perchè in zone difficilmente accessibili. E i sindaci della “comunità allargata” che si ribellano sono il segnale che, fortunatamente, anche chi è interessato può usare il buon senso. Detto questo, mi pare una decisione di buonsenso quella per cui una comunità montana debba comprendere i comuni al di sopra dei 600 metri. Con un’eccezione per i comuni capolugogo, fino a 400 metri, visto che sono i capoluoghi quelli che hanno più possibilità di offrire servizi ai cittadini di zone che vivono l’oggettivo disagio di essere periferiche rispetto alla pianura».
 Più o meno sulla stessa linea il deputato del gruppo dell’Ulivo Angelo Zucchi: «Quello che è successo in provincia di Pavia con l’allargamento della Comunità montana fino a 46 comuni mi pare il segnale che si è agito con leggerezza e superficialità. Il ministro Lanzillotta ha pensato a una riduzione per tagliare costi della politica, ma soprattutto per evitare sovrapposizioni di organismi. Faccio un esempio: se esiste una Comunità montana, è difficile immaginara un’unione di Comuni al suo interno. Il tema forte deve restare quello dell’aiuto alle aree disagiate che rischiano lo spopolamento: per questo avanzano proposte che differenziano le Alpi dagli Appennini. In commissione e nella discussione parlamentare dovremo trovare un punto ragionevole di equilibrio tra necessità di risparmio e necessità di tutela delle aree territorialmente svantaggiate».
 E sul fatto che l’iter per la riforma delle Comunità montane è appena all’inizio, mette l’accento il senatore della Margherita, Daniele Bosone: «Per il momento c’è solo una bozza di riforma contenuta nel nuovo codice degli enti locali. Codice che deve ancora passare in commissione e poi essere discuso in aula: serve un confronto serio che riprenda anche il senso profondo dell’attività delle comunità montane».
- Stefano Romano