«Fusco, la virtù della coerenza»

VOGHERA.«Fino ai suoi ultimi giorni, Fusco ha dato prova di una vivacità e brillantezza straordinarie. E' stato fra i non molti ha continuare a combattere con le armi della democrazia della battaglia ingaggiata durante la Resistenza». Cosi Tullio Montagna, ex senatore e attuale presidente del Comitato unitario antifascista ricorda la figura di Cesare Pozzi, il comandante partigiano delle brigate Matteotti dell'Oltrepo morto a 93 anni. «Con lui - racconta - aveva anche un rapporto personale ispirato a una grande cordialità. Fusco, pur avendo mantenuto con coerenza una precisa connotazione politica, che lo collocava nell'area riformista e socialista, si è sempre schierato per l'unità delle forze antifasciste». Un'eredità, la sua, che non va dispersa: come pensate di raccoglierla? «Puntiamo ad un progetto che coinvolga i giovani per un profilo approfondito dei principali comandanti partigiani che ne conservi la memoria storica».
Commossa anche la testimonianza di Luigina Albergati, staffetta partigiana e moglie di Bruno Meriggi, che a Fusco ha dedicato ampie pagine dei suoi libri di storia partigiana dell'Oltrepo: «La sua scomparsa - sottolinea - lascia un vuoto enorme, impossibile da colmare. Ci mancheranno la sua schiettezza, la sua generosità. Tocca, ora, ai giovani fare tesoro della sua lezione e continuarla».
Nato a Ziano Piacentino nel 1914, Cesare Pozzi ha vissuto a lungo a Montù Beccaria, suo paese adottivo. Fu a capo di una delle prime bande partigiane dell'Oltrepo, che da lui prese nome, poi di una brigata Matteotti e infine della divisione «Mario Barni» che nell'aprile del '45 liberò Stradella. Nel dopoguerra fu, tra l'altro, sindaco di Santa Maria della Versa.