La scissione muta lo scenario

ROMA. La cessione della Chrysler al fondo d'investimento Cerberus, oltre che allungare un'ombra sulla bontà della strategia delle alleanze-fusioni tra società che ha invece guidato il settore automotive nell'ultimo decennio, muta anche gli attuali equilibri del settore. Il primo cambiamento è quello della classifica dei costruttori mondiali di auto. Bisogna prendere i dati del 2006 per verificare l'effetto dell'operazione sulla «hit» dei produttori. La scissione di Daimler da Chrysler cambia la top ten.
Daimler e Chrysler, che fino a oggi erano insieme al sesto posto, scivolerebbero indietro: la società americana al nono posto (con 2.654.710 unità) e la Daimler-Mercedes al 13/mo. Ad avvantaggiarsene sarebbe il gruppo francese Psa-Peugeot Citroen (3.455.299) che invece con il nuovo assetto salirebbe all'ottavo posto. La Fiat invece, manterrebbe l'undicesima postazione (con 2.276.257 unità), ma nel 2007 vedrebbe confermata la previsione della PriceWaterhouseCooper di ingresso nella top ten con 2.502.389 unità, a scapito di Suzuki (2.321.287) che si conferma decima nel 2006 con 2.340.557 unità. Mercedes invece, con 1.251.797 unità, lo scorso anno si sarebbe attestata al tredicesimo posto, dopo Bmw, dodicesima con 1.352.594 unità. A guadagnare un posto sarebbero state la Hyundai e la Honda. Il gruppo coreano, che con la ‘vecchia' DaimlerChrysler (che nel 2006 ha prodotto 3.991.622 unità) occupava in classifica il settimo posto (con 3.806.425 unità), con la scissione dei due marchi sarebbe salita al sesto, occupato nel 2006 appunto dal gigante tedesco-americano. La giapponese Honda (3.633.868 unità nel 2006), invece, con il nuovo assetto sarebbe salita dall'ottavo al settimo posto. Il sorpasso della Hyundai su DaimlerChrysler ci sarebbe comunque stato, secondo Pwc, anche senza la vendita di Chrysler: il gigante tedesco-americamo sarebbe sceso al settimo posto (con 4.069.024 unità) e il gruppo coreano avrebbe guadagnato il sesto (4.107.970 unità).
La cessione di Chrysler a Cerberus è «una grandissima opportunità per il mercato italiano, il primo dopo Usa Canada e Messico come volume e come profitti. Ci restituisce una Chrysler senza debiti. E questo ci garantisce la possibilità nei prossimi anni di continuare a lanciare nuovi prodotti». Cosi il direttore generale della divisione Chrysler di DaimlerChrysler Italia, Andrea Badolati, commenta la cessione al fondo di private equity Cerberus dell'80,1% di Chrysler, aggiungendo che «la separazione sarà un'opportunità certamente per noi ma penso anche per Mercedes». Per Chrysler l'Italia si è attestata come primo mercato fuori dal Nord America, segnando continui progressi di vendite. Nel 2006 le vendite del gruppo Chrysler (che comprende anche i marchi Jeep, Wrangler e Dodge) sono state 20.700, con un incremento del 18,4% sull'anno precedente, mentre nei primi 4 mesi del 2007 l'Italia ha venduto 7.682 unità, in crescita del 12,5%. Nello stesso periodo il gruppo Chrysler ha venduto fuori dal Nord America 18.289 vetture, segnando un incremento del 17% sull'anno precedente contro il -3% degli Usa e 9.494 solo in Europa (+8%).