«Cosi Ada Negri amava Pavia»

PAVIA.Rossa Pavia, città della mia pace. L'ultimo verso de 'I giardini nascosti", che ormai risuona quasi come un proverbio, esprime il ricordo che la poetessa e scrittrice lodigiana Ada Negri (1870-1946) conservava di Pavia, la città che tante e tante volte l'aveva accolta, dal 1924 al 1943, e che lei amava di una speciale passione.
In un libro edito dal Rotary Club Pavia Ticinum e curato da Cesare Repossi, della Biblioteca Universitaria, tornano alla luce le pagine pavesi scritte dalla Negri, che qui trovava un sollievo alla sua naturale inquietudine. 'Città della mia pace" raccoglie diversi scritti su Pavia della poetessa comparsi in 'Di giorno in Giorno", 'Erba sul sagrato" e 'Oltre".
E' una sorta di guida alla Pavia di metà Novecento: seguendo i passi della scrittrice si può ancora percorrere il «labirinto di straducole», «capriccio e varietà di viottoli intrecciati gli uni agli altri» e ammirare con occhi diversi gli edifici, le chiese i monumenti che si incontrano per via. Il volume verrà presentato martedi 17 aprile alle 21 presso il salone del Camino del Collegio Castiglioni Brugnatelli alla presenza del curatore. L'attore pavese Beppe Soggetti proporrà la lettura di alcuni testi.
«Cesare Angelini nel suo 'Viaggio in Pavia" ci accompagna per una città ideale, dove il tempo, le case e i monumenti sono fissati in letteratura; Augusto Vivanti nei tre volumi di 'Pavia col Lanternino" rievoca una città reale, attiva e civile. La Negri ci consegna invece una città della poesia, interpretata in modo originale da una non pavese» spiega Repossi.
Perchè il Rotary Pavia Ticinum ha deciso di recuperare questi scritti?
«Si voleva fare una cosa per la città e sulla città. Si tratta di due 'mezzi libri" di Ada Negri, della quale in verità si conoscono soprattutto le poesie. Negli anni Trenta la Negri era la scrittrice più nota d'Italia, le sue poesie avevano tirature da fare invidia ai romanzieri affermati, ma non è mai più stata ristampata. Volevamo contribuire alla conoscenza storica di Pavia».
Che lettura ne esce?
«E' una Pavia poetica, drammatica. E potremmo dire Ada Negri ha uno sguardo 'femminista", da 'vergine rossa". Cosi la chiamavano prima del suo intrecciarsi con il fascismo (fu amica di Mussolini, Accademica d'Italia e allo stesso tempo sempre legata alla famiglia Boerchio, di conclamata vocazione antifascista, ndr). Il suo sguardo si sofferma sulle operaie, sulle zingare, sulle donne che incontra per strada o nei cortili. E sulle ospiti del collegio Boerchio diretto da Gina Fusi e poi dalla figlia Giuliana».
Perché Ada Negri amava cosi tanto Pavia?
«Alla città la legava la stretta amicizia con la famiglia Boerchio. Aveva conosciuto Gina Fusi alle terme di Salice e l'amicizia si era subito rinsaldata anche se lei mori poco dopo. Ada Negri trascorreva diversi mesi l'anno a Pavia, dove diceva di sentirsi più a casa che nella sua dimora milanese. Qui, con la solita inquietudine, era sempre in movimento per cercare riposo, camminava instancabile per strade, piazze e argini, descrivendo muri e alberi della città con colori di confidenza e di passione, con la finezza e gli eccessi che sono caratteristici di tutta la sua opera».
Che percorsi seguiva in città?
«Ci regala alcuni scorci sulle chiese, i palazzi e le torri. Amava molto passeggiare nei dintorni di via Darsena, intorno agli Orti Borromaici e Porta Palacense di cui ricorda la Madonna Addolorata andata distrutta nell'alluvione del 1988. Si spingeva poi lungo il fiume, sugli argini. Lei abitava al Collegio Boerchio e prediligeva la parte della città che digrada verso il Ticino, di cui canta anche i personaggi come Paride Negri».
Anna Ghezzi
PER iNFORMAZIONI sul libro rivolgersi a Luigi Mocchi, segretario Rotary Ticinum Pavia: luigimocchi@libero.it.