08 marzo 2007 —
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sezione:
Spettacolo
MILANO. Per lui le gesta di Luigi Malabrocca sono la «grande metafora dellultimo elevato al rango dei primi». Così quando Matteo Caccia si è imbattutto in quella storia, ha deciso di farne un monologo. «Avevo due esigenze - racconta lattore novarese, classe 1975 - Una personale, ossia rompere con il teatro di prosa che avevo fatto e provarmi anche dal punto di vista autorale».
E laltra esigenza?
«Quella di raccontare la storia di un uomo normale. Nelle cinque occasioni che sono andato a trovare Malabrocca a Garlasco ho compreso che lui non era una grande figura romantica. Non lo era e non lo voleva essere. semplicemente era una persona di buon senso che aveva capito quanto fosse redditizio arrivare ultimo».
Questo lo si potrebbe definire un buon marketing contadino, ma Malabrocca è riuscito ad andare oltre creando il mito dellultimo al Giro dItalia. «Con lui ogni classifica ha avuto una maglia nera. A Malaborocca lho anche chiesto: «Ma lei quando lha fatto, perchè lha fatto?». Lui non riusciva a parlare perchè era stato operato alle corde vocali, ma ha alzato il pollice e lindice e mi ha fatto il segno dei soldi. Anche se, a dire la verità, la consacrazione della maglia nera si è avuta con la rivalità. La sfida con Sante Carollo ha contribuito a creare il mito della maglia nera».
Durante lo spettacolo si finisce inevitabilmente a tifare per Malabrocca allultimo posto, al punto che poi ci si sente combattuti quando diventa davvero un campione nazionale.
«Volevo rendere merito alluomo, ma soprattutto al ciclista. Lui dal punto di vista sportivo era un buon corridore. E lì che viene fuori la fragilità di questo personaggio, Quanto gli è costato arrivare ultimo. Lui era stanco, riusciva a campare con questa storia della maglia nera, ma non ne poteva più».
Quando vedremo questo spettacolo in provincia di Pavia? «Vorrei poter rispondere, ma non lo so. Posso dire soltanto che cè un accordo con il teatro di Garlasco per la prossima stagione. Il resto si vedrà». (l.l.)