08 marzo 2007 —
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sezione:
Spettacolo
MILANO. Una bici da assemblare in sei mosse, il jazz di Gianni Coscia in sottofondo e poi lattore Matteo Caccia, solo sul palco a raccontare la storia del ciclista che voleva arrivare ultimo. A narrare le gesta di Luigi Malabrocca da Tortona, una vita trascorsa tra Garlasco e le grandi gare del ciclismo degli anni 50 con un unico scopo: puntare alla maglia nera, un simbolo inventato proprio per celebrare le sue imprese.
Sì, perchè finire ultimi in gara, capita. Ma essere un buon corridore in grado di arrivare tra i primi dieci e tagliare il traguardo ore dopo tutti gli altri, è ben altra cosa. Costa fatica, dignità, rinuncia. Però arrivare ultimi, ripaga. Malabrocca lo capisce sin dallestate 1946. «Il Giro fa tappa a Cesena - racconta Caccia in scena - Luigi è appena arrivato ultimo. Nel cortile un contadino romagnolo lo aspetta con una pecora in braccio. «Io ero lultimo di sei figli e non ho mai preso un acca. Tu che sei arrivato ultimo pigliati stagnellino e contentati». Malabrocca ringrazia, rivende lanimale al macellaio e intasca il ricavato. Lui pedala, arriva ultimo e i regali fioccano. Accetta tutto: fiaschi dolio, forme di formaggi, damigiane di vino, prosciutti e persino soldi». Quando torna a Garlasco ha un malloppo di 60 mila lire in tasca. Alfredo Martini, a cui Malabrocca faceva da gregario, è arrivato nono, ma di lire a casa ne ha portate solo 50. Così inizia la storia della maglia nera e al Giro nel 49 accanto a quella rosa da vincitore, spunta anche quella color carbone dedicata allultimo. Coppi e Bartali a disputarsi la prima, Malabrocca a puntare alla seconda. Il garlaschese la indossa, più di una volta. Gareggia, è acclamato dalla folla, diventa un mito sui giornali. Ci si campa, così. E ci si campa bene fino a quando la bici di Malabrocca non incrocia quella di Sante Carollo, corridore fiacco, ma non stupido. Anche lui capisce il business e la sfida della maglia nera si accende. LItalia intera la segue, anzi si identifica proprio in quelleroe che arriva ultimo, ma taglia comunque il traguardo. Per molti è il riscatto, per alcuni è il simbolo di volontà e coraggio. Per Malabrocca, sono solo i soldi per campare. E lo spirito contadino di chi sa faticare e piegarsi con lobiettivo però di diventare qualcuno.
Malbrocca ce la mette tutta. Avrebbe anche vinto, ma ha impiegato troppo tempo. La giuria stanca di aspettarlo al traguardo, se nè andata. Alla fine, é Carollo ad avere la meglio. Malabrocca si ritira, con il ciclismo ormai ha chiuso. E stanco anche di tutta quella storia della maglia nera. Apre una trattoria a Garlasco. Ma la voglia di pedalare lo torna a cercare. Un amico gli parla dei campionati italiani di ciclo campestre: «Hai resistenza, è lo sport giusto pere te». Malabrocca torna in sella, fatica sui pedali come ha sempre fatto, ma stavolta arriva primo. Per ben due volte vince i campionati italiani. E su questa immagine di vittoria dellex maglia nera del ciclismo, si chiude lo spettacolo di Matteo Caccia.
Malabrocca se ne è andato nellottobre dello scorso anno, ha appena fatto in tempo a leggere solo parte del copione dello spettacolo. Si era divertito molto a vedersi metafora dellItalia degli anni Cinquanta, si sentiva meno eroe di come veniva dipinto ma alla fine la sua storia laveva commosso.
LA MAGLIA NERA. Gesta e ingegno di Luigi Malabrocca di e con Matteo Caccia. Fino a domenica (ore 21.30, 10 euro) Fabbrica del Vapore, via Procaccini a Milano (tel 02.8693659).
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Linda Lucini