Addio a Torti, bomber di razza


VOGHERA. Ha vinto tante battaglie sportive; ha giocato anche in serie A, nel Palermo; probabilmente è stato l'unico vogherese in nazionale: ma alla fine ha dovuto arrendersi. Con Mario Torti se ne va una fetta importante nella storia del Voghera Calcio, che per lui rimaneva «la Voghe».
Mario Torti, classe 1925, abitava a Voghera in via Amendola 77. Ieri mattina alle 10.15 c'è stato il funerale. Torti se ne è andato sabato mattina alle 10, in un letto del reparto di rianimazione dell'ospedale di Voghera, per le complicazioni di una bronco-polmonite. «Lo avevamo portato dal pneumologo una quindicina di giorni fa - racconta la figlia Ondina, biologa e vice presidente della Croce Rossa di Voghera - Papà aveva difficoltà respiratorie. Dopo la visita lo hanno ricoverato, ma la situazione è degenerata tanto da rendere necessario il trasferimento in rianimazione: purtroppo non ce l'ha fatta». Mario Torti se ne è andato, ma di lui resterà un ricordo imperituro nelle cronache sportive: un ricordo con orizzonti ben più vasti di Voghera e dell'Oltrepo. «Mio padre era estremamente orgoglioso del suo passato sportivo - continua Ondina Torti - Le sue foto da campione non erano nascoste nei cassetti: le teneva nelle cornici, bene in vista. Non per vantarsi con gli altri, per se stesso: gli piaceva guardarle. D'altronde è stato convocato per due volte in nazionale, e non è una cosa da tutti i giorni. Inoltre tra i suoi amici c'erano dei grandi campioni. Il più importante e il più caro è stato sicuramente Vycpalek, che ha giocato con lui nel Palermo e poi è andato alla Juventus. Ogni volta che Vycpalek passava da queste parti faceva una deviazione per venire a Voghera da papà, e andare a festeggiare da qualche parte ricordardo i vecchi tempi. Si telefonavano spesso, erano davvero molto amici. Ma non era solo lui a ricordarsi di mio padre, ricordo un fatto che all'epoca mi ha stupito molto e che ancora oggi mi meraviglia. Un giorno, una quindicina di anni fa, eravamo andati in vacanza al mare, in Corsica. C'eravamo tutti: io, mio marito, mia figlia Barbara, mia mamma Anna e mio padre Mario. Una sera siamo andati a cena in un ristorantino fuori mano. Ricordo che ad un tratto si è avvicinato un signore. Con fare titubante ha chiesto a mio padre: 'Ma lei è Mario Torti?". Papà ha risposto di si e abbiamo cosi scoperto che quell'uomo faceva il custode allo stadio di La Spezia quando giocava mio padre. Un quarto d'ora dopo in quel ristorantino c'erano cinquanta persone a osannare papà. Una scena incredibile, non me la dimenticherò mai, e anche mio padre era molto commosso». Torti quando aveva appeso le scarpe al chiodo aveva aperto un negozio di abbigliamento in via Gramsci, ma dentro era rimasto un calciatore. «E' stato un papà e un nonno esemplare - conclude la figlia - Sempre molto attento, molto presente. Non era uno di quei padri che prendono le difficoltà del lavoro come scusa per trascurare la famiglia. Io e mia figlia gli dobbiamo molto, c'è molto di lui in noi».

Paolo Fizzarotti