ARCHIVIO la Provincia Pavese dal 2003

Tfr, la scelta dei lavoratori slitta al 2008

 ROMA. La riforma delle liquidazioni c’è, ma non si vede. Ieri il consiglio dei ministri - con l’astensione di due ministri. Pisanu e La Loggia - ha approvato il testo di riforma del Tfr (trattamento di fine rapporto) secondo la versione del ministro del Welfare, il leghista Roberto Maroni, ma ha deciso che entrerà in vigore dal primo gennaio del 2008 (anzi, per le microaziende che non possono accedere al credito la data presumibilmente verrà spostata al 2009).
Dunque i sei mesi durante i quali gli oltre 12 milioni di lavoratori interessati dovranno dire all’azienda che fine fa la liquidazione, se resta all’azienda o viene spostata sui fondi pensione, partono tra due anni. E’ comunque possibile per i lavoratori cambiare fondo dopo due anni, cioè scegliere un’altra associazione per la pensione integrativa.
 Queste le linee guida di un provvedimento che in sostanza è stato rinviato con grossi problemi per i giovani che devono costituire subito il fondamento di un’integrazione pensionistica. Naturalmente si è trattato di un compromesso alla cui soluzione ha partecipato il leader della Lega Umberto Bossi e il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Il consiglio dei ministri quindi è cominciato a giochi già fatti. Ciononostante Silvio Berlusconi è stato molto irritato per i continui riferimenti di Maroni al conflitto di interessi (il premier è azionista di maggioranza della Mediolanum, società di assicurazione, leader nel settore della previdenza integrativa), tanto è vero che Maroni si è scusato e ha sostenuto di non aver mai tacciato il presidente di «essere un burattinaio». Ma Maroni si è trovato comunque il muro dell’Udc, con il ministro della Funzione Pubblica Mario Baccini che gli avrebbe detto: «Guarda che se hai la reale volontà di dimetterti, sono fortemente tentato di votare a favore».
 Anche il ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu avrebbe espresso forti perplessità sul documento, ma si è limitato ad astenersi al momento della votazione. Con lui pure La Loggia e Miccichè, mentre Berlusconi è uscito al momento della votazione. Secondo Baccini il rinvio comunque «è un successo della Udc che torna al centro della politica italiana, non solo in senso geografico». L’Udc sostiene di essere stato il paladino degli interessi delle piccole imprese che si troverebbero in difficoltà ad avere accesso al credito per smobilizzare i fondi pensione, precedentemente accumulati e probabilmente investiti.
 I sindacati hanno bocciato il rinvio. Secondo Savino Pezzotta (Cisl) è un «gravissimo errore del governo», perché l’entrata in vigore subito «avrebbe risolto un problema di milione di persone, soprattutto giovani». «Il rinvio deciso dal governo è sostanzialmente una presa in giro, il governo ha deciso di non decidere, per non dividersi», commenta acidamente Guglielmo Epifani (Cgil). E Luigi Angeletti (Uil) si dichiara «parzialmente soddisfatto»: sì alla riforma, no al rinvio.
 Per il presidente della Confindustria Luca di Montezemolo, invece, il varo della riforma «è assolutamente positivo» perchè risponde alle esigenze delle industrie. Non sono così entusiasti i piccoli imprenditori. «Esprimiamo soddisfazione per il varo, ma permangono alcune perplessità sullo slittamento al 2008 e sulle garanzie relative all’accesso al credito per le imprese» dice Giancarlo Sangalli, segretario della CNA (artigiani). Sullo stesso tono il commento della Confapi (piccole imprese) che si chiede se esiste una riduzione della moratoria per le aziende.
 Durante la conferenza stampa, seguita all’approvazione del provvedimento, il ministro dell’economia Giulio Tremonti ha dichiarato che la riforma delle pensioni e del Tfr «è la migliore dell’intero sistema europeo o comunque tra le migliori». Anzi la riforma varata dalla Cld «funzionerà laddove ha fallito la riforma Dini». Per Vincenzo Visco invece il rinvio della riforma del Tfr «è un esempio esteticamente sgradevole del conflitto di interesse». Stando ad Enrico Letta, responsabile economico della Margherita, Maroni si dovrebbe dimettere: «Gli unici due motivi seri per cui aveva senso completare la legislatura erano il Tfr e la riforma del risparmio», ma meglio sarebbe stato «andare a votare prima».