Giacomotti, profeta in patria

VOGHERA. Un girone livellato verso l'alto, con tre capoluoghi e squadre ambiziose, in cui è facile indicare chi lotterà ai vertici, ma non chi retrocederà. Il Voghera ricorda il Cuneo di un anno fa: un club che da anni tenta il salto senza riuscirci e che ha mantenuto l'ossatura della stagione precedente. La sofferenza è nel Dna del Voghera, che nel 1993 ottenne la promozione imponendosi addirittura sul Livorno, ma chissà che dopo essersi fatta superare da squadre minori Rodengo e Pizzighettone, i rossoneri non riescano a salire in C2 precedendo Varese, Alessandria e Savona.
Rivedere i rossoneri tra i professionisti è il sogno di qualunque vogherese e uno di loro può realizzarlo. E' Massimo Giacomotti. Da allenatore dietro le quinte a tecnico di punta, è l'unico ad aver vinto i play off, abile a smentire la massima che nessuno è profeta in patria. Ne è consapevole? «Non so che dire. Mi fa piacere guidare il Voghera, una società dilettantistica solo per status, professionista in tutto il resto, a cominciare dagli allenamenti». Osvaldo Verdi, vogherese come Giacomotti, ora è ds del Vigevano, ma a Voghera ha giocato, allenato ed è stato l'ultimo direttore sportivo ad avere vinto un campionato, nel ‘96. «E' vero che è più dura vincere in patria perché se esci dai confini nessuno conosce il tuo passato, i tuoi pregi e i tuoi difetti, e quindi si riduce il rischio di essere sottostimato». Lei, da vogherese, sognava la Voghe in C2, ad agosto il Consiglio di Stato l'ha risvegliata bruscamente. «Abbiamo passato mesi tra alti e bassi: un giorno ci sentivamo in C2 e l'altro in D - spiega Giacomotti - Mi dispiace oggi leggere che ci sono società di serie C in difficoltà, al loro posto potevamo esserci noi che abbiamo i conti in salute». Al Robbio è andata peggio sprofondando dalla D alla Terza categoria. «E' un peccato dopo aver assaggiato per qualche stagione la D, ma la parabola del Robbio è lo specchio del calcio moderno a cui dovremmo abituarci. E' bastata l'uscita di scena di un dirigente per far scomparire un club che forse era salito fin troppo in alto». Vigevano e CasteggioBroni, invece, sono ancora con voi. «I gialloblù sono da vertice, hanno cambiato poco e Sangiorgio li conosce bene. Il Vigevano è da scoprire, ha qualche giocatore esperto di qualità come Melosi, ma molto dipenderà dai giovani: spero faccia un campionato tranquillo in modo da ottenere una salvezza senza patemi. Glielo auguro, è una società con una tradizione, come il Voghera». Allenare a Voghera è più difficile che a Vigevano o Broni? «Devi aver voglia di lavorare e un po' di fortuna, qui come altrove. E' chiaro che se la società punta a salire da anni senza riuscirci e hai un buon seguito di pubblico, le pressioni aumentano perchè le aspettative sono maggiori». Dopo averla battuta all'andata, crede sempre che l'Alessandria sia una corazzata? «In serie D la differenza viene dai giovani e se ne hai sei o sette validi, la squadra è fatta al 70 per cento. L'Alessandria è un'ottima formazione, ha dei giocatori esperti di questa categoria, ma non credo esista una squadra superiore alle altre. Sarà un campionato divertente e livellato in alto, in cui è difficile capire chi lotterà per salvarsi». Ieri Massimo Giacomotti ha assistito al ritorno di coppa Italia tra il Borgomanero e la Cossatese. Gli agognini saranno la prima avversaria in campionato, i biellesi saranno concorrenti dei rossoneri per l'unico posto che garantisce la C2.
Angelamaria Scupelli