Quel ragazzo gli donò il cuore Ora l'ex calciatore incontra i genitori

MONTESCANO. Quando parla di Alessandro i suoi occhi verdi brillano e la commozione lo pervade. Alessandro non c'è più, ma gli ha restituito la vita. Donandogli il suo cuore, il cuore di un ragazzo di 25 anni la cui esistenza è stata spezzata da un drammatico incidente. Ma il cuore di Alessandro continua a battere, ad amare, a soffrire e a provare tutte quelle emozioni che ci fanno sentire vivi.
Batte nel petto di una persona di 59 anni, Giacinto Del Monaco, un ex portiere di serie B che ha subito un trapianto di cuore dieci anni fa. E che conosce l'identità del suo donatore. La sorte ha voluto che potesse conoscere i genitori, con i quali è nata una bella amicizia. Giacinto del Monaco, nativo di Sulmona, è ricoverato a Montescano per il consueto controllo: oltre alla moglie Ileana che non lo abbandona mai, nei giorni scorsi ha ricevuto una visita speciale: i genitori del ragazzo si sono infatti recati in collina dall'amico ricoverato. Benché non abbia avuto una vita facile, Giacinto è una persona estremamente scherzosa e sempre con la battuta pronta. Sfodera un'inaspettata reticenza se gli si chiede di sbandierare le sue prodezze tra i pali, ma è un fiume in piena se gli si domanda del suo primo incontro con i genitori del suo angelo custode. E mette subito i puntini sulle i: «Questa non è la prima volta che ci vediamo, poiché ci frequentiamo ormai da tempo. Ho avuto l'infarto a soli 39 anni, quando allenavo il Sulmona e sono stato operato la prima volta a Roma. Il trapianto è stato eseguito a Pavia dal professor Viganò nel 1995». L'intervento è riuscito perfettamente ma l'uomo nutre un desiderio: rintracciare la famiglia del donatore. «Sapevamo che il cuore proveniva da Varese ed abbiamo continuato a cercare per oltre 3 anni, invano, perché l'espianto è stato fatto a Varese ma il ragazzo non abitava là. Stavamo rinunciando, finché un giorno...». Provvidenziale è stato l'aiuto di una persona originaria di Sulmona ma residente a Milano: dopo la morte del marito, la donna decide di tornare nella sua città e lo comunica alla mamma di Alessandro. Quest'ultima consegna quindi una lettera all'amica, indirizzata a Giacinto. «Dopo averla letta - continua - telefonai ai genitori di questo ragazzo. Parlai al padre che mi disse che la moglie non aveva più la forza di ricominciare. Prima di Alessandro aveva perso un altro figlio 28enne in circostanze analoghe. Quando ci siamo parlati al telefono mancavano tre settimane al mio ricovero a Montescano e decidemmo cosi di partire con qualche giorno di anticipo. Io e mia moglie ci siamo emozionati molto». Giacinto ha visitato anche la tomba del ragazzo. «Quando domandai alla madre come mai non mi accompagnassero più al cimitero, mi rispose: 'Non c'è bisogno di andare a trovare Ale perché lui è qui"». Si sente fortunato Giacinto, che ringrazia tutta l'èquipe di Montescano (in particolare il dottor Cobelli) e di Pavia. E soprattutto la moglie Ileana, che per dieci lunghi anni non gli ha svelato che era in attesa per il trapianto. «Se non ci fosse stata lei, non ce l'avrei fatta. Quando esprimo la mia gratitudine ai genitori di Alessandro, mi rispondono che devo ringraziare il figlio, che ha sempre confidato di voler compiere l'estremo atto d'amore». Grazie, Alessandro.
Laura Zambianchi