«Capello, un manager»

ROMA.«A Roma qualcuno ne parla male, ma io sono un estimatore di Fabio Capello», parola di Valerio Bianchini uno dei pochi in Italia, insieme con il neo allenatore scudettato della Juve e al tecnico della Montepaschi Carlo Recalcati, ad aver vinto tre scudetti in tre città diverse nel calcio e nel basket: «Lui ha un metodo, ed è un professionista totale - dice Bianchini - A Roma il suo ruolo era quasi quello di general manager, di tutore della squadra e infatti quando se ne andato è mancato un punto di riferimento fondamentale. Lui gestiva lo spogliatoio, coinvolgeva i grandi campioni negli obbiettivi del gruppo. Prima di fare l'allenatore faceva il dirigente del Milan di Berlusconi: e me lo ricordo bene, perché quando io stavo a Cantù frequentavamo insieme un ristorante a Milano. Era un dirigente, prima di diventare un tecnico: e credo che in parte sia rimasto quel pragmatico che conoscevo». Girava una battuta, tanti anni fa: che Berlusconi l'avesse scelto perchè cosi lui stesso avrebbe potuto fare davvero l'allenatore del Milan... «Poi però ha dimostrato di saperci fare sul serio - ribatte sorridendo il«vate», che ha vinto il tricolore del basket a Cantù, Roma e Pesaro (mentre Recalcati ha portato allo scudetto Varese, Bologna, sponda Fortitudo, e Siena) - E dico anche che il suo vero capolavoro a Torino è stato quello di farsi accettare in una piazza con la quale storicamente aveva sempre polemizzato. Da avversario storico a protagonista: quando andai a Milano fallii proprio per questo, perchè ero il nemico e non fui accettato. Lui invece è arrivato, ha dimostrato di essere il più moderno di tutti, perchè è riuscito a coniugare gestione della squadra con immagine di se stesso e di gruppo. A costo di essere antipatico».