A casa dopo 9 mesi in ospedale

ZERBOLO'. Alla fine della prossima settimana tornerà a casa dopo nove mesi trascorsi in ospedale (prima al San Matteo e poi, da metà novembre, alla Maugeri). Carlo Maiocchi, un artigiano di 50 anni costretto a dividersi tra il letto e la carrozzina a causa di un'infezione che gli ha lesionato due verterbre ed il midollo, tornerà nella sua casa di Zerbolò. «Non vedo l'ora di rivivere un'atmosfera di normalità, pur nelle mie condizioni di totale dipendenza dagli altri». Ma la soddisfazione per il ritorno è cancellata dall'amarezza per l'ennesima risposta negativa che la burocrazia ha dato ad una sua richiesta.
Due settimane fa, Maiocchi aveva lanciato un appello. «L'Asl mi aiuterà per l'acquisto della carrozzina elettrica e del sollevatore. Per il letto ed il materasso anti-decubito invece dovrò arrangiarmi da solo». Giovanni Belloni, responsabile del dipartimento «Cure Primarie» dell'Azienda sanitaria locale, si è interessato al suo caso. «Lo ringrazio per la disponibilità. Grazie a lui si è velocizzata la mia pratica per la pensione di invalidità. Ma, nonostante i suoi sforzi, non si è sbloccata la situazione degli ausili anti-decubito». Belloni è anche andato a Milano: gli esperti della Regione hanno ribadito che per una situazione come quella vissuta da Maiocchi l'esperto riconosce solo il rimborso di carrozzina e sollevatore. «Sono amareggiato - afferma l'artigiano di Zerbolò -. E' una legge profondamente ingiusta. Dobbiamo batterci per farla cambiare: è una battaglia che va combattuta con il sostegno delle associazioni di volontariato che aiutano i malati come me». Nei giorni scorsi Maiocchi ha ricevuto numerosi attestati di solidarietà. «Sono stati in tanti a chiamarmi. Li ringrazio tutti. Qualcuno forse mi darà il letto anti-decubito: la generosità della gente è più forte dell'ottusità di certe leggi. Questo però non serve ad attenuare la mia amarezza». L'artigiano spiega le ragioni della sua delusione. «Quando uno lavora, lo Stato gli chiede di versare sino all'ultimo centesimo tutti i contributi: ma se uno si trova in difficoltà, a causa di una malattia, scopre di dover spesso cavarsela da solo». A risollevare l'umore di Maiocchi è arrivata la notizia della nuova scoperta sul fronte delle cellule staminali. Giovedi un'équipe coreana ha annunciato di aver prodotto le prime undici linee di cellule staminali tratte da embrioni clonati. La creazione di questa «scorta genetica» apre interessanti prospettive per la ricerca. «E' davvero una svolta importante - commenta Maiocchi -. Spero che dalle staminali possano arrivare nuove terapie anche per pazienti come me. Se un giorno riuscirò a rimettermi in piedi ed a camminare, sono pronto a resitituire all'Asl tutti i soldi che mi ha dato in questo periodo». Nella sua condizione di tetraplegico, rivolge un nuovo appello ai cittadini pavesi in vista del referendum del 12 giugno: «Chiedo a tutti di andare votare per rendere libera la ricerca». (s.re.)