Piani strategici per governare le città

PAVIA. Piani strategici, identità territoriali e globalizzazione. Sono solo alcuni dei temi discussi nell'incontro che si è tenuto mercoledi presso la facoltà di Scienze Politiche dal titolo «Città-regione e globalizzazione», in occasione della pubblicazione del volume di Piero Perulli «Piani strategici. Governare le città europee». L'appuntamento, che era organizzato dalla Fondazione Romagnosi, ha sviluppato il dibattito attorno alle dinamiche attraverso cui i comuni di piccola e media dimensione sfuggono ai limiti dell'«individualismo provinciale».
Al convegno erano presenti il presidente della fondazione Romagnosi Fabio Rugge, il sindaco di Pavia Piera Capitelli, l'assessore alla provincia di Pavia Vittorio Poma, Piero Bassetti, presidente della fondazione Giannino Bassetti, e Guido Martinotti, dell'università di Milano Bicocca.
La pubblicazione del libro di Perulli ha offerto dunque l'occasione di trattare i diversi temi con un approccio critico nei confronti di una realtà in profonda trasformazione, come quella che deriva dalla globalizzazione. «Si tratta di una trasformazione che sta scuotendo il mondo - ha ribadito nel suo intervento la Capitelli -. Il pensiero e l'azione politica devono rispondere ad alcune questioni come la relazione tra spazio dell'economia e mondo delle culture. Dai comuni possono emergere nuovi soggetti in grado di costruire quel senso della militanza urbana e della municipalità».
Le questioni affrontate nella discussione rispondono alla complessità tipica del principio di governo. «Il tema della pianificazione strategica è di grande significato, e il libro di Perulli dà la possibilità di affrontarlo in modo nuovo. Una delle questioni più delicate da portare avanti è il discorso di accompagnare l'idea di sviluppo a quella di solidarietà sociale. Per farlo è necessario il coinvolgimento di tutti gli attori della realtà locale. Un esempio positivo è stato il progetto Equal, che ha permesso di creare una rete di istituzioni attraverso il coinvolgimento di soggetti pubblici e privati». Sulla questione delle difficoltà a far decollare questo progetto, che sono di tipo politico e tecnico, si è soffermato invece Bassetti. «Il libro è la dimostrazione di come il pensiero accademico possa avvicinarsi al mondo politico. La riflessione da fare coinvolge quindi la politica e i cambiamenti di approccio. Per dare delle risposte bisognerebbe stravolgere vecchi criteri, mettere perfino in discussione il concetto di potere, perché il modo di comandare e pianificare sono inevitabilmente legati».
Un approccio più critico al libro è stato invece quello dell'intervento di Martinotti. «Il libro rappresenta senza dubbio una guida e un punto di riferimento in un contesto molto confuso. Tuttavia sulla questione della politica bisogna capire che non tutto si può fare 'dal basso", senza un coordinamento centrale. Si tratta di un grosso problema teorico, che coinvolge le ideologie, e che non può risolversi solo con una diversa organizzazione del consenso».
Maria Fiore