Gli Einstein imprenditori e il Nobel Golgi

PAVIA. «Gli Einstein imprenditori a Pavia 1894-1896»: il libro di Sergio Biscossa, con prefazione di Giulio Guderzo, pubblicato dal Rotary Club di Vigevano e Mortara, non solo getta luce sulle vicende pavesi del più grande scienziato di tutti i tempi, ma offre un'acuta testimonianza sull'avvio del processo di industrializzazione a Pavia all'inizio del 20º secolo. Il libro è stato annunciato al convegno internazionale 'Spacetime in Action", nell'Aula del Quattrocento, organizzato dall'Università per celebrare il 100º anniversario della Teoria della Relatività di Albert Einstein.
Oggi alle ore 17,30, intanto, 'Spacetime in Action" vivrà uno dei momenti clou: la conferenza divulgativa del fisico Tullio Regge, professore emerito del Politecnico di Torino, sul tema 'Relatività, spazio e tempo in azione".
La data è il 14 marzo 1984. Quel giorno, presso lo studio del notaio Davide Giulietti in vicolo Cardinali, viene costituita la società in accomandita semplice 'Officine Elettrotecniche Nazionali in Pavia, Ingegneri Einstein, Garrone e compagnia", specializzata nella fabbricazione di attrezzature elettriche.
I soci accomandatari sono tre: i fratelli Herman e Jakob Einstein (rispettivamente padre e zio dell'allora quindicenne Albert, che studiava nel penultimo anno di una scuola superiore di Monaco di Baviera), residenti nel capoluogo bavarese dove avevano appena dovuto chiudere la 'J. Einstein & Cie, e l'ingegnere elettrico torinese Lorenzo Garrone; socio accomandante è l'ingegnere Angelo Cerri, nativo di Dorno e residente a Pavia.
Un mese dopo la società acquista il terreno per la realizazzione dello stabilimento, sull'alzaia del Naviglio, dal proprietario Antonio Calcagni, al prezzo di 2.590 lire (2 al metro quadrato). La costruzione del fabbricato avviene a tempo di primato: iniziata nell'estate, viene completata alla fine di settembre del 1894. Il 25 ottobre 1894, con un atto ancora una volta rogato dal notaio Giulietti, l'ingegnere torinese Giovanni Barberis concede ai fratelli Einstein e a Garrone un mutuo di 50 mila lire a un tasso del 4%. Nell'aprile successivo i tre imprenditori e firmato l'avviso di sottoscrizione del comitato promotorie della Società anonima e coooperativa per l'illuminazione elettrica di Pavia. A luglio entrerà a far parte della società come nuovo accomandante la ditta 'Ing. C. Monti & C. di Milano" con una somma pari a un terzo del capitale sociale. Hermanm Einstein aveva nel 1895 48 anni e suo fratello Jakob 45. Erano nati a Buchau in Baviera. Hermann era diplomato mentre Jakob era laureato in ingegneria alla Politechnische Schule di Stoccarda.
All'inizio del 1896 nell'Officina 'Ing. Einstein, Garrone & C.ia" - documenta Sergio Biscossa - lavoravano cira 80 dipendenti, fra cui tre donne e due fanciulli. «Le novità portate a Pavia dagli Einstei - scrive nella prefazione Giulio Guderzo - come puntualmente Biscossa documenta, non si limitavano a quelle da poco entrate nel panorama produttivo del settore elettrotecnico. Erano specialmente innovativi per Pavia i rapporti istituiti fra datore e prestatore d'opera all'interno dell'azienda. Con modalità d'intervento da parte dell'impresa nei confronti degli addetti, operai e impiegati, che immediatamente richiamano esperienze allora d'avanguardia: come quelle, univsersalmente note, di Alessandro Rossi a Schio. Senza dimenticare le iniziative di un altro imprenditore, Napoleone Leuman, le cui vicende familiari e aziendali (dall'origine svizzero-tedesca del padre Isacco al primo impianto di un'azienda cotoniera a Voghera e al successivo abbandono dell'Oltrepo per il successivo innesto in Piemonte)».
La ditta Einstein-Garrone si segnalò anche per un contratto firmato con il Consorzio Universitario Pavese nel dicembre 1895 per l'illuminazione e l'elettrificazione di vari istituti medici a Palazzo Botta. E si segnala al riguardo una lettera (19 gennaio 1896) a Hermann Einstein dell'allora vicerettore e futuro Premio Nobel Camillo Golgi.
Altrettanto nuovi per la storia economica locale, continua lo storico Guderzo, sono conseguentemente i capitoli dedicati da Sergio Biscossa non solo alla struttura delle Officine e all'organizzazione del lavoro ma ancor più al mutualismo operante al suo interno, in quel quadro di attivo solidarismo che veniva connotando, in Europa e specialmente in Germania, il passaggio dall'esasperata contrapposizione di classe della prima rivoluzione industriale a nuovi più equilibrati rapporti tra quelli che apparivano allora i protagonisti - imprenditori e operai - della modernizzazione economica.
E' in quel clima che, nel marzo 1895, l'adolescente Albert Einstein arriva improvvisamente a Pavia e vi rimarrà per circa sette mesi fino a ottobre. Scriveva Ernesta Marangoni (1876-1972), come ci ha tramandato Elena Sanesi, nel 1955 cioè meno di un mese dopo la morte del grande scienziato e Premio Nobel: «Ho conosciuto Albert in un pomeriggio d'estate, durante la vacanza tra due semestri, agli stabilimenti balneari sul Ticino a Pavia: un giovanotto delicato ma in salute, di prestante corporatura, occhi scuri e capelli castani, non neri come quelli di sua sorella Maja».
L'amicizia di Albert per Ernesta e la sua famiglia di Casteggio è testimoniata da un simpatico ritratto da lui inviato tra il 1895 e il 1986 da Aarau. Accanto a una fotografia allegra compare una dedica scherzosa: 'Alla Signora ma non alla Signorina Marangoni". L'espressione si apre a opposte interpretazioni, come osserva Lucio Fregonese nella monografia 'Albert Einstein and Pavia", pubblicata in occasione del convegno internazionale di Pavia: «Significa che Albert voleva impedire che la relazione con Ernesta andasse al di là dell'amicizia, o che cercava di destare gelosia nella ragazza per coprire un eventuale flirt?».