Compie 75 anni il gregario di Fausto Coppi I tanti ricordi di Nascimbene, corridote potente


BORGORATTO.E' stato uno dei gregari del campionissimo Fausto Coppi, ma sapeva anche vincere alla grande nel ciclismo di tanti anni fa. Pietro Nascimbene, originario di Montalto ma residente da sempre a Inveriaghi, frazione di Borgoratto, martedi prossimo 22 febbraio compirà 75 anni. E sarà l'occasione, come sempre, per una festa con i familiari e gli amici più stretti, e magari per ricordare qualche episodio e qualche aneddoto di quegli anni da incorniciare. «Sette anni da professionista - ricordano adesso gli amici di Pietro - dopo una trafila fra i dilettanti nella quale seppe mettersi in evidenza sempre fra i migliori». Dopo l'addio al ciclismo, avvenuto nel 1959, Pietro Nascimbene entrò in fabbrica alla «Merli» di Codevilla. A Inveriaghi, sulle colline dell'Oltrepo, la moglie Angelina gestiva un ristorante che era diventato un po' il «tempio» dei trascorsi sportivi del marito, con tante coppe, medaglie, ritagli di giornali non solo italiani a campeggiare sulle pareti del locale. Pietro Nascimbene, classe 1930, uomo schivo ma sempre disponibile con chi gli chiedeva di raccontare di quelle imprese e di quel ciclismo «eroico», ha due figli, Stefano e Roberta. Il ristorante di Inveriaghi ha cessato la sua attività alcuni anni fa, ma Pietro Nascimbene ancora oggi non si fa pregare a parlare e raccontare di quegli anni. «Da ragazzo facevo il tifo per Coppi, mi sembrava un sogno quello di correre vicino a lui. All'inizio - ricorda con un po' di commozione l'ex ciclista oltrepadano - facevo addirittura fatica a dargli del tu. Coppi non si dava arie, io del resto ero li per servirlo. Io partivo carico di cibarie e roba da bere: basti pensare che in una gara di 250 chilometri c'erano solo due rifornimenti. E cosi mi mettevo al servizio del campionissimo. E quando i rifornimenti finivano, mi fermavo in un bar o in un ristorante, prendevo quello che c'era e poi ancora in bicicletta, facevo anche il pieno di borracce da passare poi al campione nei momenti topici della competizione». Nel 1958 alla fine del Tour la squadra di Nascimbene, la Carpano, lo lasciò libero: l'anno successivo si accasò alla «Molteni», la squadra di Merckx. Altri successi, poi l'addio definitivo. Da quel momento Nascimbene «staccò» definitivamente con il mondo delle due ruote. Fra dilettanti e professionisti, dieci anni di ciclismo, intenso e sofferto, ma sempre con una passione grande cosi. «La prima bici l'ho comprata nel 1948, costò un capitale. Per correre avevo dovuto chiedere il permesso ai miei cinque fratelli: lavoravamo con mio padre ed eravamo tutti muratori». Da quel momento, dieci anni meravigliosi, con il Tour e il Giro a incorniciare l'avventura di una vita.

Carlo Gobbi